Nella giungla del nostro sistema fiscale, l’allarme dei commercialisti: “E’ una Babele”

I diretti interessati lamentano un numero eccessivo di adempimenti con scadenze ravvicinate. E non solo

(Teleborsa) Poveri commercialisti, verrebbe da dire. Non c’è da invidiarli visto che hanno ogni giorno a che fare con il nostro sistema fiscale che, in quanto a complessità, sembra proprio non avere niente da invidiare.

Del resto, una recente indagine “Financial complexity index 2017”  redatta da Tfm group, lo ha classificato addirittura il terzo sistema fiscale più complicato al mondo. La ricerca ha riguardato 94 ordinamenti tributari in tutto il mondo. Risultato? Il nostro paese è dietro solamente a Turchia (prima posizione) e Brasile (seconda) e risulta quindi il paese con il sistema fiscale più complesso in Europa. Un primato del quale, come spesso accade, non c’è di che vantarsi.

Non è esagerato, insomma, parlare di una vera e propria Babele. E a lanciare l’allarme sono i diritti interessati che lamentano un numero eccessivo di adempimenti con scadenze ravvicinate, una proliferazione di istruzioni di difficile comprensione emanate in prossimità – se non dopo – le scadenze di legge. Per non parlare poi delle continue modifiche e rimaneggiamenti delle norme fiscali e della continua richiesta di dati talvolta già in possesso dell’Amministrazione Finanziaria.
Tanti fattori di criticità nel rapporto Fisco-contribuenti individuati dalla Fondazione nazionale dei commercialisti e presentati oggi a Roma agli Stati Generali della professione.

Un po’ di numeri – Una mole davvero imponente di documentazione fiscale è piovuta addosso a contribuenti e professionisti negli ultimi dieci anni anche con i provvedimenti e i documenti di prassi emessi dall’Agenzia delle Entrate, dalla Guardia di Finanza e dal Ministero dell’Economia. In particolare, sono stati emanati 4.367 documenti di prassi, per un totale di 57.571 pagine. Nello specifico, soltanto nell’anno appena concluso, il 2017, sono state pubblicate dall’Agenzia delle entrate 28 Circolari, per un totale di 1.182 pagine, 161 Risoluzioni, per un totale di 823 pagine, e 239 Provvedimenti, per un totale di 1.073 pagine.
Ma vi sono stati anni, quale il 2008, in cui dalla sola Agenzia delle Entrate sono state emanati 62 Circolari, per un totale di 1.305 pagine, 482 Risoluzioni, per un totale di 2.373 pagine e 204 Provvedimenti, per un totale di 2.298 pagine.
A tale mole di prassi amministrativa deve poi aggiungersi la giurisprudenza di merito e di legittimità in ambito tributario. Il numero dei ricorsi definiti dal 2009 al 2017 è pari a 2.158.299 nelle Commissioni tributarie provinciali, a 493.248 in quelle regionali e a 73.966 in Cassazione, per un totale di più di 3 milioni di pronunciati in 10 anni (mediamente, dunque, circa 300 mila all’anno)

DOV’E’ FINITO LO STATO DI DIRITTO?  – “La situazione che si è venuta a creare – commenta il presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti, Massimo Miani – ha raggiunto un livello di guardia tale che, in più di una circostanza, contribuente e professionista, nel loro rapporto con il Fisco e la Pubblica Amministrazione, hanno la sensazione di essere trattati più come sudditi che come cittadini di uno Stato di diritto”.

“Siamo di fronte – prosegue Miani – ad un vero e proprio ginepraio normativo e applicativo, difficile da gestire e da interpretare, che costringe gli studi professionali a lavorare, il più delle volte, in condizioni di emergenza, con disagi che si ripercuotono ingiustamente sui contribuenti”. “Il nostro auspicio – conclude il presidente dei commercialisti – è che la legislazione in materia fiscale torni finalmente a mettere al centro dell’attenzione i principi fondamentali dello Statuto dei diritti del contribuente, in modo da realizzare un sistema fiscale caratterizzato da maggiore stabilità e certezza, con adempimenti a carico dei contribuenti più semplici e ridotti nel loro numero, così da restituire anche a noi professionisti condizioni di lavoro dignitose nell’assolvimento delle nostre funzioni in ambito fiscale”.

Nella giungla del nostro sistema fiscale, l’allarme dei commercialisti: “E’ una Babele”
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