Modello 730 Precompilato 2018: errori più comuni e relativi esempi

Il modello 730 precompilato dall’Agenzia delle entrate, sebbene arricchito ogni anno di nuovi e ulteriori dati, non deve far abbassare la guardia al contribuente

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Il modello 730 precompilato dall’Agenzia delle entrate, sebbene arricchito ogni anno di nuovi e ulteriori dati, non deve far “abbassare la guardia” al contribuente, il quale, per evitare di incorrere in sanzioni, prima di confermare il dato acquisito, è obbligato a:

  • verificare gli importi indicati nel modello;
  • utilizzare o scartare gli oneri che l’Agenzia delle entrate inserisce nel “foglio aggiuntivo”;
  • inserire eventuali dati mancanti.

Come confermato dall’Agenzia delle entrate, infatti, “il contribuente è tenuto a modificare la dichiarazione proposta dall’Agenzia delle Entrate se il familiare non è in possesso dei requisiti per essere considerato fiscalmente a carico o se la spesa è stata sostenuta da un soggetto diverso o in una percentuale diversa rispetto a quella risultante dal prospetto dei familiari a carico”.

In generale, però, il contribuente che intenda utilizzare autonomamente i dati della dichiarazione precompilata deve fare attenzione:

  • alle novità normative;
  • ai nuovi dati che entrano per la prima volta nella dichiarazione precompilata;
  • ai rimborsi degli oneri.

Le modifiche normative
Generalmente, le novità normative incidono in modo significativo sulla compilazione del modello 730. Un tipico esempio è quello della disciplina in materia di locazioni brevi. In merito, particolare attenzione dovrà essere prestata al ruolo rivestito dal contribuente (proprietario, usufruttuario, sublocatore, comodatario); in tali casi, infatti, la certificazione unica trasmessa dal sostituto potrebbe ad esempio essere inviata a tutti i soggetti che devono dichiarare tali redditi. Ne deriva che i redditi indicati nella dichiarazione precompilata di un contribuente potrebbero non corrispondere a quelli che dovrebbero essere effettivamente dichiarati.

Facciamo un esempio: in materia di locazioni di immobili, la disciplina normativa prevede che, nel caso in cui l’immobile locato sia in comproprietà, i relativi redditi siano dichiarati da ciascun comproprietario in relazione alla propria quota di proprietà a prescindere che siano o meno indicati nel contratto come locatori. Nel caso prospettato, l’Amministrazione finanziaria ha precisato nel proprio sito internet che se “nella CU è indicato solo il codice fiscale del soggetto che ha stipulato il contratto di locazione breve, ossia di uno dei comproprietari, l’importo del corrispettivo indicato nella CU cautelativamente è riportato nella dichiarazione precompilata di questo soggetto. Se l’importo indicato deve essere ripartito tra più comproprietari, il contribuente deve modificare il dato inserito nella dichiarazione precompilata e gli altri comproprietari devono indicare nelle proprie dichiarazioni le rispettive quote del corrispettivo”.

In altri termini, fidandosi del dato precompilato, i comproprietari commetteranno un duplice errore:

  • il primo comproprietario verserà le imposte in relazione a un canone di locazione (indicato nella dichiarazione precompilata) di importo maggiore rispetto a quello che avrebbe dovuto dichiarare;
  • il secondo comproprietario non indicherà nessun importo nella propria dichiarazione e quindi sarà raggiunto successivamente dal Fisco, che gli chiederà conto del perché non ha assoggettato a imposizione l’importo del canone.

Gli oneri e i principali dati
In materia di nuovi dati precaricati, è ormai statisticamente noto che tra gli oneri che, per la prima volta sbarcano nella precompilata, si annidano purtroppo criticità che il contribuente è tenuto a risolvere. Tra tali oneri ricordiamo:

  • le rette per la frequenza degli asili nido, sia pubblici che privati. Nella precompilata, quindi, i contribuenti troveranno le spese sostenute nel 2017 per il pagamento di rette relative alla frequenza dell’asilo nido;
  • le erogazioni alle Onlus, alle associazioni di promozione sociale, alle fondazioni e associazioni riconosciute aventi per scopo statutario la tutela, la promozione e la valorizzazione dei beni di interesse artistico, storico e paesaggistico, nonché a quelle aventi per scopo statutario lo svolgimento o la promozione di attività di ricerca scientifica. Tuttavia, i contribuenti potrebbero non trovare l’importo delle erogazioni effettuate nel 2017 nella dichiarazione precompilata, poiché l’invio dei dati relativi alle erogazioni liberali in denaro da parte degli enti sopra descritti era facoltativo e non obbligatorio.

Infine, tra le criticità del modello 730 precompilato già verificatesi negli anni scorsi, va ricordato che i contribuenti dovranno:

  • fare attenzione ai rimborsi di oneri (ad esempio spese mediche chieste a rimborso dal contribuente da un ente avente finalità assistenziale o da una compagnia assicurativa e rimborsate in anni successivi al loro sostenimento). La scelta adottata dall’Agenzia delle entrate in fase di elaborazione della dichiarazione precompilata di riportare a tassazione separata l’importo ricevuto, può comportare un indebito pagamento, qualora il contribuente non abbia beneficiato, originariamente, di alcuna agevolazione fiscale;
  • verificare l’inserimento dei dati relativi al cosiddetto “bonus mobili”. Tali pagamenti, infatti, in genere sfuggono al sistema, dato che non è più obbligatorio utilizzare il cosiddetto bonifico parlante. Ne deriva che il contribuente dovrà calcolare la rata del bonus spettante e indicarla nella propria dichiarazione;
  • inserire nella dichiarazione, ove mancante, il codice fiscale del coniuge anche se fiscalmente non a carico. A differenza di quanto previsto nelle istruzioni del modello 730, infatti, le istruzioni per la compilazione del modello CU 2018 non prevedono l’obbligo di inserire il codice fiscale del coniuge qualora lo stesso non sia fiscalmente a carico;
  • verificare le spese intestate ai familiari fiscalmente a carico. Infatti, l’Agenzia ripartisce tali spese sulla base della percentuale indicata nella CU 2018, nel prospetto dei familiari a carico. Tuttavia, se sostenute al 100% da uno solo dei genitori, le suddette spese andranno detratte da quest’ultimo per intero;
  • controllare gli interventi effettuati sulle singole abitazioni. In tal caso, il dato trasmesso dagli istituti di credito riguardante i bonifici relativi alle spese per il recupero del patrimonio edilizio o per il risparmio energetico, sostenute per la prima volta nel corso del 2017, non sarà inserito direttamente nella dichiarazione precompilata ma, come confermato dall’Agenzia delle entrate, sarà riportato solo nel foglio informativo allegato alla dichiarazione. I contribuenti, pertanto, avranno il compito di indicare gli oneri nel modello 730 (anche dei dati catastali occorrenti), con la conseguenza che tale indicazione trasformerà il modello 730 da “precompilato accettato” a “precompilato modificato”, con tutto ciò che ne consegue con riferimento alla verificabilità dei contenuti del modello da parte dell’Amministrazione finanziaria.

Massimo D’Amico – Fisco 7

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