Manovra: via un miliardo di detrazioni tra sanità, mutui e spese universitarie

Lega e M5S riflettono sulla possibilità di un taglio lineare delle detrazioni fiscali per trovare i fondi per reddito di cittadinanza e flat tax

Per far tornare i conti della manovra servono fino a 13 miliardi di euro, tra nuove entrate o tagli alla spesa. Lega e Movimento 5 Stelle riflettono sulla possibilità di un taglio lineare delle detrazioni fiscali per trovare i fondi per reddito di cittadinanza e flat tax.

“Come fanno tante famiglie italiane – ha detto Di Maio – abbiamo chiesto un prestito che restituiremo quando le risorse dei tagli che faremo, ma che andranno a regime nell’anno, rientrano nelle casse dello Stato. Stiamo prendendo un po’ di soldi anche per finanziare due programmi elettorali e per soddisfare due elettorati”.

Tra le misure allo studio c’è l’ipotesi di corposi tagli alle detrazioni fiscali. In primis quelle per le spese sanitarie, quelle sugli interessi del mutuo prima casa e quelle per le spese universitarie. L’attuale detrazione del 19% potrebbe scendere al 17%, con rilevanti effetti fiscali sul 2020, quando saranno presentate le dichiarazioni dei redditi 2019 e versate le relative imposte. Ridurre la detrazione al 17% farebbe risparmiare quasi un miliardo, ma per contenere i costi si considera anche l’ipotesi di un aumento della franchigia (sulle spese sanitarie del 19% oggi è fissata a 129 euro).

Secondo uno studio elaborato dal segretario confederale della Uil, Domenico Proietti, responsabile del Servizio politiche fiscali del sindacato, la riduzione delle aliquote sulle detrazioni, come quelle su spese sanitarie e mutui, peserebbe per il 70% sui redditi inferiori ai 35.000 euro annui.

“L’ipotesi circolata in questi giorni di un taglio pari al 2% dell’aliquota degli oneri detraibili al 19% (tra i quali le spese mediche, le spese per l’assistenza personale, gli interessi passivi dei mutui per la prima casa, le spese universitarie o le spese per asili nido) – si legge nella ricerca – garantirebbe allo Stato un maggior gettito intorno ai 580 milioni di euro, ma graverebbe per oltre il 70% sui redditi fino a 35.000 euro lordi annui”.

“Un costo – sottolinea la Uil – che, quindi, ricadrebbe nuovamente sui redditi medio bassi”.

In particolare ad essere più colpita sarebbe la fascia di redditi tra i 20.000 e i 35.000 euro annui che garantirebbe il 42% del gettito complessivo pari a circa 250 milioni di euro. Contributo sostanzioso anche dalla fascia di redditi tra 10.000 e 20.000 euro che vedrebbe ridursi l’ammontare delle detrazioni di 131 milioni di euro (22,5% del totale) mentre la fascia sotto i 10.000 euro subirebbe un taglio dei benefici fiscali di 34 milioni di euro (5,8% del totale).

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