Manovra targata M5S-Pd, le prime mosse: stop aumento Iva e taglio cuneo fiscale

Il nascente governo al lavoro per costruire una via alternativa a quella leghista

E’ terminato da poco il colloquio tra il Presidente della Repubblica Mattarella e il neo incaricato Premier Giuseppe Conte, pronto a formare la squadra del nuovo esecutivo, targato M5s- Pd. 

La strada è segnata: Conte si metterà subito al lavoro, già dal pomeriggio di oggi, per stilare la lista dei Ministri che sottoporrà al Capo dello Stato nei prossimi giorni, insieme a programmi chiari. Ultima tappa, sarà il giuramento del nuovo esecutivo che si insidierà ufficialmente, subito chiamato ad affrontare  delicatissime questioni economiche prioritarie, dalla Legge di Bilancio all’Iva, fondamentali per la ripresa del Paese, tenendo bene a mente il rallentamento dell’economia globale.   

Fittissima l’agenda di politica economica. Si parte, senza possibilità di slittamento, dallo stop agli aumenti Iva, tirata più volte in ballo nei giorni scorsi, considerata addirittura tra le ragioni che hanno spinto alla formazione dell’insolito asse tra dem e pentastellati.  Ma all’appello, come riporta il Sole 24 Ore, anche la riduzione del cuneo fiscale, un rilancio del pacchetto Impresa 4.0 e misure concentrate sui redditi bassi, anche da opporre politicamente alla Flat Tax “per i ricchi” di impronta leghista.

La parola d’ordine, infatti, come più volte sottolineato dal Segretario Zingaretti nelle scorse ore è discontinuità, anche e soprattutto sotto il punto di vista delle politiche economiche da mettere in campo. In questo senso si lavora a costruire una strada alternativa a quella leghista, nel rispetto del decalogo pentastellato.

Scrive il quotidiano economico: “Sul cuneo, i Cinque Stelle arrivano con una proposta già formata, e presentata alle parti sociali negli incontri pre-crisi a Palazzo Chigi. Ma la partita di giro che compensa con una riduzione fiscale o contributiva i costi aggiuntivi del salario minimo non piace al Pd. Che punta a un «piano shock» per arrivare a offrire una mensilità in più a tutti gli stipendi fino a 55mila euro. Ma il piano, elaborato anche per rispondere colpo su colpo alla Flat Tax leghista, avrebbe bisogno di 15 miliardi. Che oggi non ci sono”

Al momento, dunque, siamo ancora nel campo delle ipotesi visto che bisognerà fare i conti con le risorse, come sempre ridotte. La famosa “coperta corta” con la quale dovrà fronteggiarsi,  da subito, anche il nascente Governo. Insomma, esecutivo nuovo. Problemi vecchi. 

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