Manovra 2020, per far cassa lo Stato punta sull’Imu: aumenti in arrivo

Stretta sulle finte prime case: nello stesso nucleo familiare non potranno esserci residenze diverse

La Manovra cambia ancora: dopo il rinvio dell’entrata in vigore della tassa sullo zucchero e sulla plastica, il Governo intende far cassa con le case. È quanto prevede un pacchetto di 30 emendamenti depositato nella Commissione Bilancio del Senato dove spicca una stretta sulle finte prime case.

In particolare la proposta prevede che nel nucleo familiare non possa esserci più di una abitazione principale sulla quale non pagare l’Imu. L’intenzione è quella di combattere la pratica con la quale uno dei due coniugi sposta la residenza in modo fittizio sulla seconda casa, ad esempio la casa vacanze, che in questo modo diventa casa principale, evitando così di dover pagare la tassa sugli immobili. La disposizione vale anche se la seconda casa è in un altro comune.

La soluzione è una contromisura legata alle ultime novità della Manovra, che prova a compensare in parte i mancati introiti dovuti al rinvio della plastic tax, che entrerà in vigore a luglio e sarà anche dimezzata (50 centesimi e non più un euro al chilo). Anche la sugar tax sconta un rinvio di tre mesi, diventando effettiva ad ottobre, con la conseguenza che il gettito previsto inizialmente è più che dimezzato, pertanto il Governo ha dovuto cercare altre misure per far quadrare i conti e mantenere fermo il mancato aumento dell’IVA almeno per il 2020.

La stretta sulle prime case diventa effettiva anche inasprendo la modalità di riscossione da parte degli enti locali. In Manovra infatti è previsto che anche gli enti locali possano ricorrere all’accertamento esecutivo, una pratica finora riservata alle agenzie di riscossione. Non solo. Un’ultima modifica prevede che dal 1 gennaio 2020 i comuni possano utilizzare l’accertamento esecutivo anche per le quote relative ad annualità precedenti e non ancora prescritte.

Si tratta di novità che emergono nel giorno in cui la Cgia di Mestre rende noto che l’evasione fiscale dovuta al mancato pagamento di Imu, Tasi  (che l’anno prossimo saranno accorpate, diventando un’unica imposta) e Tari e delle bollette dell’acqua, crea un buco da 7,6 miliardi di euro l’anno. Si tratta di tasse che dovrebbero essere dirette ai Comuni e alle società che forniscono servizi legati ad acqua e rifiuti, che spesso sono di proprietà pubblica. La conseguenza di questa evasione fiscale è un aumento delle tariffe, un comportamento che il Governo è determinato a perseguire con ogni mezzo.

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