La Manovra delle incognite: si cerca quadra su plastic tax, cuneo fiscale e auto aziendali

Il dibattito è in corso e si annunciano cambiamenti nel corso dell'iter parlamentare con una pioggia di emendamenti pronti ad abbattersi sulle "misure dello scandalo" per modificarle  

Si potrebbe dire, grandi manovre intorno alla manovra 2020. Non è mistero infatti che la Legge di Bilancio giallorossa è stata ormai ribattezzata, tra il serio ed il faceto, specie dai più critici “la manovra di Penelope”, fatta di giorno, disfatta di notte.

Riferimento tutt’altro che casuale alle misure che hanno fatto capolino per poche ore per poi scomparire. Una su tutte, ad esempio, l’aumento dell’aliquota della cedolare secca dal 10% al 12,5% presente nella bozza e poi saltata, sul quale l’esecutivo ha subito fatto marcia indietro dopo proteste e mal di pancia.

Sul podio delle misure più odiate e quindi destinate ad avere vita breve o comunque rivista, spiccano senza dubbio: plastic e sugar tax, oltre che la stretta sulle auto aziendali, che si contendono lo scettro di più odiata. Il dibattito è in corso e si annunciano cambiamenti nel corso dell’iter parlamentare con una pioggia di emendamenti pronti ad abbattersi sulle “misure dello scandalo” per modificarle.

Sono in tanti a storcere il naso quando si parla di tassa sulle microplastiche che prevede il prelievo di un euro al chilo per tutti gli imballaggi usati una sola volta per trasportare o contenere prodotti alimentari. Una misura subito criticata da tutto il mondo produttivo, finita nel mirino di  Confindustria. Per questo, si pensa a far slittare l’entrata in vigore dell’imposta a partire da luglio anzichè come fissato ora ad aprile 2020.  Oppure rimodulare le cifre che potrebbero scendere a 40-60 centesimi al chilo e solo per alcuni prodotti. Stessa sorte anche per la “sugar tax” sulle bevande zuccherate da cui l’esecutivo punta a incassare 233 milioni il prossimo anno. 

A fare le spese di una riduzione o eliminazione delle microtasse di cui abbiamo parlato potrebbe essere il taglio del cuneo fiscale, – cioè il costo del lavoro – cavallo di battaglia del Pd fin dalla prima ora  che prevede uno stanziamento solo per il 2020 di tre miliardi (5 a regime). Non è da escludere un ridimensionamento o addirittura c’è chi ha parlato di slittamento ma c’è da dire che il Pd venderà cara la pelle e difficilmente aprirà a eventuali ritocchi.  Per questo si annuncia l’ennesimo braccio di ferro tra alleati di Governo per rivederla.

Non è salva neppure Quota 100 la cui sperimentazione è stata confermata fino al 2021 -poi sarà cancellata – su cui soffia vento di burrasca con Renzi, leader di Italia Viva che in più di una occasione l’ha definita un autogol per il Paese, invocandone l’abolizione.

“Last but not least” , come direbbero dalla parti di Londra, la stretta sulle auto aziendali. La prima versione della misura prevedeva la tassa per tutte le auto senza distinzioni e non è bastata la parziale retromarcia che ha ristretto la platea degli interessati a far meglio digerire una misura che sembra proprio non piacere. “L’imposta verrà radicalmente rivista”, rassicura  il viceministro dell’Economia Antonio Misiani che aggiunge: “È giusto differenziare l’aliquota in relazione al grado di inquinamento delle vetture, ma l’impatto è sicuramente eccessivo”. Anche in queste caso, si va dallo slittamento dell’entrata in vigore dell’imposta di almeno 6 mesi o al 2021, o addirittura la sua eliminazione.  Più che un arrivederci, dunque, un addio. 

Federmotorizzazione Confcommercio, intanto, ha lanciato l’allarme sugli effetti della tassazione delle auto aziendali: non soltanto economici, ma anche per l’ambiente. Tassando il totale del valore dell’auto utilizzata dal dipendente per svolgere il proprio lavoro a nome dell’azienda, si prevede una riduzione del 70-80% nelle auto aziendali (già oggi assoggettate ad una disciplina fiscale penalizzante rispetto al resto d’Europa) mettendo a rischio circa 250.000 immatricolazioni (con un mancato introito fra Iva e trascrizioni di quasi 1,5 miliardi di euro).

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