Iva, allarme Cgia: “Scongiurare aumento o si rischia crollo dei consumi”

E pubblica l'elenco dei prodotti che potrebbero essere soggetti all'incremento dell'aliquota all'11,5% e al 24,2%

https://quifinanza.it/soldi/aumento-iva-al-25-ecco-quanto-ci-verrebbe-a-costare/111679/(Teleborsa)  C’è una spada di Damocle sulla testa degli italiani: l‘aumento dell’IVA, anche in modo selettivo, finirebbe per danneggiare soprattutto le famiglie meno abbienti e quelle più numerose, provocando un pericoloso impatto recessivo sull’economia italiana. A lanciare l’allarme è la CGIA di Mestre. Salvini e Di Maio assicurano che il governo non ha intenzione di percorrere la strada dell’aumento, ma gli artigiani mestrini mettono in guardia sui possibili scenari deprimenti e disastrosi ricordando che, nell’ipotesi peggiore, se non verranno recuperati entro la fine di quest’anno 12,4 miliardi di euro, l’aliquota ordinaria passerà dal 22 al 24,2 per cento, mentre quella ridotta dal 10 salirà all’11,5 per cento. E pubblicano l’elenco dei principali beni e servizi che potrebbero essere interessati dall’eventuale aumento dell’aliquota IVA dal 10 all’11,5%

– carni, pesce, spezie, cacao, prodotti della pasticceria e biscotteria, cioccolato, salse, condimenti composti, preparati per zuppe e minestroni, acqua minerale, aceto; legna da ardere in tondelli, ceppi, etc.; energia elettrica per uso domestico; gas metano uso domestico (limitatamente al consumo dei primi 480 metri cubi annui); prestazioni alberghiere; ristrutturazioni edilizie; acquisto o costruzione abitazione non di lusso (che non sia utilizzata come prima casa); spettacoli teatrali, attività circensi; somministrazione alimenti e bevande; piante e fiori.

E quelli che, eventualmente, potrebbero salire dal 22 al 24,2%: vino; abbigliamento; calzature;  riparazione di abbigliamento e calzature; elettrodomestici; mobili; articoli di arredamento; biancheria per la casa;  servizi domestici; riparazione di mobili, elettrodomestici e biancheria; detersivi; pentole, posate e stoviglie; tovaglioli e piatti di carte e contenitori di alluminio; lavanderia e tintoria; auto e mezzi di trasporto; pezzi di ricambio, olio e lubrificanti; manutenzioni e riparazioni; giochi e giocattoli; radio, televisori, hi-fi, video-registratori, etc.; computer, macchine da scrivere e calcolatrici; cancelleria; prodotti per cura personale; barbiere, parrucchiere, istituti di bellezza; argenteria, gioielleria, bigiotteria e orologi; borse, valige ed altri effetti personali; onorari liberi professionisti.

Afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della CGIA, Paolo Zabeo: Bisogna assolutamente evitare l’aumento dell’Iva. Anche in forma selettiva. In primo luogo perché il contratto di governo stipulato tra la Lega e il Movimento 5 Stelle non lo prevede. In secondo luogo perché l’eventuale incremento colpirebbe, in particolar modo, le famiglie meno abbienti e quelle più numerose, ma anche perché il ritocco all’insù delle aliquote avrebbe un effetto recessivo per la nostra economia. Ricordo, infatti, che il 60 per cento del Pil nazionale è riconducibile ai consumi delle famiglie. Se l’Iva dovesse salire ai livelli record previsti, a farne le spese sarebbero anche le botteghe artigiane e i piccoli commercianti, visto che la stragrande maggioranza dei rispettivi fatturati è riconducibile alla domanda interna”.

Non solo. Se non verrà disinnescato l’aumento, si legge ancora nella nota ufficiale, dal 2019 l’Italia sarà il Paese con l’aliquota Iva ordinaria più elevata dell’area dell’Euro. Dall’attuale 22 per cento, infatti, si passerà al 24,2 per cento. Questo balzo ci consentirebbe di scavalcare tutti e di posizionarci in testa alla classifica dei più tartassati dalle imposte indirette.

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