Irpef, al vaglio il modello tedesco: come potrebbe cambiare la tassa

Si parla ancora di Riforma Irpef, tra le varie ipotesi si fa sempre più strada il modello tedesco

Di voler procedere con una Riforma dell’Irpef il Governo è ormai sicuro. Quello che non è stato possibile fare con l’approvazione della Legge di Bilancio 2020 – visti i tempi stretti e la paura dell’esercizio provvisorio – si vuol quindi raggiungere con il prossimo Documento di Economia e Finanza.

Tra le varie ipotesi al vaglio si fa sempre più strada il modello tedesco, dal quale i tecnici del Mef pare stiano cercando di prendere spunto.

Riforma Irpef, cosa prevede il modello tedesco

Con l’obiettivo di ridurre la pressione fiscale e mantenere sempre fede al principio di progressività, il Governo è a lavoro per approvare – si suppone e auspica entro aprile – una nuova tassa sul reddito delle persone fisiche. L’Irpef quindi cambia, si rinnova, anche se di preciso non sappiamo ancora come.

Tra le ipotesi al vaglio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, comunque, c’è quella ispirata al modello tedesco (fortemente appoggiato dal PD). Come funziona? L’idea di base è quella di procedere con una tassazione a progressività continua.

Questo vuol dire in pratica che, le aliquote – che attualmente sono cinque per ogni fascia di reddito – cambierebbero di continuo a ogni modifica del reddito. In questo modo si vogliono evitare gli “sbalzi di imposta” tra uno scaglione reddituale e l’altro, cancellando detrazioni legate alle varie tipologie di reddito e ricalcolando, di volta in volta, quanto dovuto al Fisco.

Nuova Irpef, che fine faranno gli scaglioni?

Con il nuovo modello di calcolo Irpef le aliquote verrebbero sostituite da tre curve di reddito, alle quali verrà associata una percentuale da considerare per calcolare l’imposta, grazie ad una corrispondenza continua che comunque non supererebbe l’attuale aliquota massima (del 43%).

Le tre curve di reddito, inoltre, verrebbero differenziati per dipendenti, pensionati e autonomi. Questo perché diverse sono le spese di produzione del reddito di cui tali soggetti dovranno tenere conto. Le stesse, nello specifico, dovranno essere considerate: al lordo per i dipendenti, in via analitica per gli autonomi e assenti per i pensionati.

Niente di certo è stato stabilito invece per la no tax area, che attualmente fissa il limite a 8.174 euro. Non si sa dunque se la soglia di reddito entro la quale l’imposta non è dovuta sia destinata a cambiare anch’essa, né tanto meno se il Governo abbia in servo altro per i soggetti con un basso reddito.

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