IMU prima casa, pressing UE: Draghi prepara la stangata?

Il tema è un evergreen e torna periodicamente: Roma nel mirino di Bruxelles

IMU sulla prima casa e patrimoniale. E’ cosa nota che basta agitare questi due “fantasmi evergreen” (che periodicamente fanno capolino) per risvegliare negli italiani paure mai sopite, specie in un momento di grande incertezza come quella che stiamo vivendo, in scia alla crisi economica scaturita dalla pandemia.

E proprio in queste ore si è tornato a parlare con una certa insistenza di IMU sulla prima casa. A ritirare fuori l’argomento, a dir poco spinoso, alcune indiscrezioni di stampa che accendono la miccia di quella che potrebbe diventare una vera e propria bomba. 

La questione, in realtà, arriva da molto lontano. Ma anche senza voler tornare troppo indietro, lo scorso ottobre ad alzare un polverone ci aveva pensato  un’interrogazione presentata dall’europarlamentare Silvia Sardone, in quota Lega che punzecchiava la Commissione proprio su una eventuale reintroduzione dell’IMU  sulla prima casa.

BRUXELLES IN PRESSING – In quella circostanza, la replica del Commissario europeo per l’economia Gentiloni non aveva certo rassicurato. L’eurocommissario ha spiegato che un’analisi del sistema fiscale italiano è stata esposta nel documento di lavoro dei servizi della Commissione, ovvero la “Relazione per paese relativa all’Italia 2020”. Attraverso questa indagine è emerso che i problemi principali individuati dalla Commissione stessa, che ancora oggi gravano sul Fisco italiano, sono essenzialmente due, e cioè: l’elevato carico fiscale che grava sul lavoro e l’elevato livello di evasione fiscale. La stessa analisi, inoltre, dimostra che ” abolendo l’esenzione dell’IMU sull’abitazione principale (con diversi gradi di progressività) e utilizzando le entrate supplementari per ridurre la tassazione sul lavoro, si fornirebbero maggiori incentivi a lavorare, determinando ripercussioni positive sulla crescita economica”.

Gentiloni ha poi aggiunto che, già prima dell’emergenza Coronavirus e delle trattative intraprese dall’Italia per avere accesso al Recovery Fund, “le raccomandazioni specifiche per paese rivolte all’Italia dal 2012 al 2019 nell’ambito del semestre europeo consigliavano di trasferire il carico fiscale dal lavoro verso imposte meno penalizzanti per la crescita, come quelle sul patrimonio”. Nel dettaglio: “Le raccomandazioni formulate nell’ambito del semestre europeo 2017 specificavano che quest’obiettivo doveva essere raggiunto anche con la reintroduzione dell’imposta sulla prima casa a carico delle famiglie con reddito elevato”.

Sia chiaro, ci si muove rigorosamente nel campo dei se e dei mai. Con una considerazione di fondo: il Presidente Mario Draghi è noto certamente per concretezza e capacità di raggiungere l’obiettivo. E il cambio di passo fin qui sempre invocato ma mai messo in pratica potrebbe arrivare.

Del resto lo confermano le parole che ha pronunciato in Parlamento: “Negli anni recenti i nostri tentativi di riformare il Paese non sono stati del tutto assenti, ma i loro effetti concreti sono stati limitati. Il problema sta forse nel modo in cui spesso abbiamo disegnato le riforme: con interventi parziali dettati dall’urgenza del momento, senza una visione a tutto campo che richiede tempo e competenza”.

 

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