Il trattamento di fine rapporto e la sua tassazione

Tutto ciò che serve sapere su fine rapporto e relativa tassazione

Quando si parla di TFR ci si riferisce al cosiddetto “Trattamento di Fine Rapporto”. Anche conosciuto col termine di liquidazione, il TFR è una porzione della retribuzione del lavoratore subordinato, versata al termine del rapporto lavorativo da parte del proprio datore di lavoro. Come ogni importo per il lavoratore subordinato, anche il TFR è soggetto a tassazione da parte dello Stato, scopri qui come calcolarlo correttamente.

Come viene calcolato il TFR?

La liquidazione, essendo un elemento profondamente diverso dalla retribuzione ordinaria, presenta delle particolarità di tassazione che ora andremo ad analizzare nel dettaglio, per capire meglio come il TFR viene tassato. Il TFR lordo si compone di due elementi:

  • Quota capitale. Quando si parla di “quota capitale del TFR” ci si riferisce alla somma degli accantonamenti mensili maturati durante il periodo di lavoro subordinato. La quota capitale si calcola nel seguente modo: retribuzione mensile : 13,5 (coefficiente fisso) = quota capitale mensile. La quota capitale non è soggetta a tassazione annua, sarà tassata solamente in sede di erogazione del TFR;
  • Rivalutazione. La rivalutazione è il secondo elemento che va a comporre il calcolo del TFR. Si tratta di una misura attuata per adeguare il TFR all’aumento dell’indice Istat dei prezzi al consumo, quindi al potere d’acquisto, al variare dei prezzi e del costo della vita. La rivalutazione si compone di un valore fisso pari a 1,5% e di un valore variabile pari al 75% dell’aumento dell’indice dei prezzi. La rivalutazione è però soggetta ad imposta sostitutiva pari al 17% da versare annualmente all’Erario con modello F24.

Tassazione separata del TFR

Al momento della cessazione del contratto di lavoro, il TFR verrà corrisposto al lavoratore tassato non secondo le ordinarie aliquote Irpef, ma con una tassazione separata, questo perché – nell’anno del versamento del TFR – il lavoratore si troverebbe con un reddito altissimo e sarebbe costretto a pagare un’aliquota Irpef assolutamente sproporzionata. Per questo nasce la tassazione separata: per permettere di applicare alla liquidazione ottenuta un particolare e agevolato trattamento fiscale. Il calcolo si effettua a partire dal TFR lordo per giungere al TFR netto che – per essere calcolato – avrà bisogno dei seguenti dati:

  • numero di anni e frazioni di anni di anzianità di servizio;
  • aliquote irpef relative agli anni da calcolare.

Questo calcolo sicuramente complesso è a carico del datore di lavoro che si imporrà nei confronti del proprio dipendente come sostituto d’imposta. Le modalità di calcolo del TFR netto sono regolamentate dall’articolo 2120 del Codice Civile.

Anticipo sul TFR

Nonostante per definizione si tratti del Trattamento di Fine Rapporto, è possibile – in caso di evidente necessità – fare richiesta per poter ottenere un anticipo sul versamento del proprio TFR. Ciò è possibile grazie alla normativa (art.2120 codice civile) secondo la quale, le somme ricevute a titolo di anticipazione, non possono però eccedere il valore del 75% del totale maturato. Inoltre, sono necessari alcuni requisiti per poter essere idonei a ricevere l’anticipo sul TFR:

  • rapporto di lavoro subordinato continuativo della durata di almeno 8 anni presso il medesimo datore di lavoro;
  • richiesta di anticipo dal valore massimo del 75% del totale maturato;
  • una sola richiesta di anticipo.

In realtà, la contrattazione collettiva favorisce i lavoratori subordinati che – col proprio datore di lavoro – possono riuscire ad ottenere un anticipo sul TFR anche in mancanza di tutti i requisiti necessari. La richiesta di anticipo del TFR deve necessariamente avvenire in forma scritta, motivata da una delle seguenti cause:

  • eventuali spese sanitarie da affrontare;
  • acquisto della prima casa per sé o per i propri figli;
  • interventi di ristrutturazione straordinaria per la propria abitazione;
  • congedo per maternità o per formazione.

TFR in busta paga

Per lungo tempo si è dibattuto in merito alla possibilità del versamento del TFR maturato mensilmente in busta paga al lavoratore subordinato. La liquidazione nasce con lo scopo di tutelare il lavoratore subordinato nel momento in cui quest’ultimo, trovatosi alla conclusione di un rapporto lavorativo, si veda costretto a sopperire a bisogni economici impellenti o a mantenersi per un certo periodo di disoccupazione.

In conclusione del dibattito è emersa la Legge di stabilità 2015 che lascia discrezionalità al lavoratore dipendente del settore privato (che abbia maturato un’anzianità di almeno 6 mesi) di scegliere se lasciare il proprio TFR in azienda o se pretendere il versamento mensilmente in busta paga.

Questa scelta, anche se potrebbe apparire vantaggiosa nell’immediato, non è conveniente al lavoratore che si vedrebbe applicare la tassazione ordinaria irpef (e non la tassazione separata, agevolata) e non potrebbe accedere alle agevolazioni Isee corrette (università, servizi scolastici, ecc…) dato il suo reddito “sproporzionato”. Sono infatti pochissimi i dipendenti che hanno deciso di aderire alla possibilità di ricevere mensilmente il TFR in busta paga.

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