Governo: sì ad aumento IVA se cala IRPEF. Ecco cosa accadrebbe

Migliora la competitività del sistema, peggiora l'effetto ridistribuito del sistema fiscale: due scenari economici di aumento IVA nella relazione annuale della Banca d'Italia, che simulano una riduzione delle aliquote IRPEF o l'incremento delle detrazioni sul reddito da lavoro

Il nuovo governo si prepara a mettere in campo le proprie ricette economiche e fiscali per il futuro; il neo ministro dell’Economia Giovanni Tria ha già accennato che un eventuale aumento dell’IVA – tanto temuto negli ultimi mesi e inevitabile se non saranno neutralizzate le clausole di salvaguardia – non sarebbe poi così tragico se accompagnato da un contestuale calo dell’IRPEF.

Tria infatti si è dichiarato favorevole a far scattare le clausole di salvaguardia per finanziare la flat tax. Quindi aumento dell’Iva per abbassare le tasse. Un mantra che Tria ripete da anni: “Come ho sostenuto da oltre un decennio e non da solo, ritengo che in Italia si debba riequilibrare il peso relativo delle imposte dirette e di quelle indirette spostando gettito dalle prime alle seconde”, scriveva sempre su formiche.it. Insomma una cosa non da poco. Per il professore si tratta di “una scelta di policy sostenuta da molto tempo anche dalle raccomandazioni europee e dell’Ocse perché favorevole alla crescita e non si capisce perché non si possa approfittare dell’introduzione di un sistema di flat tax per attuare un’operazione vantaggiosa nel suo complesso”.

Uno studio contenuto nella Relazione annuale 2018 della Banca d’Italia, che simula diversi scenari per misurare l’eventuale impatto di un aumento dell’IVA, offre gli scenari che verrebbero a concretizzarsi.

Simulazione aumento IVA e riduzione IRPEF
Il punto di partenza dello studio contenuto nella relazione di Bankitalia è rappresentato dal fatto che il costo del lavoro italiano resta elevato, anche nel confronto internazionale. Secondo gli organismi internazionali, si legge nel report, una riduzione del cuneo fiscale «potrebbe essere ottenuta spostando parte del carico tributario dalla imposte dirette, come l’IRPEF, a quelle indirette, come l’IVA, a parità di saldo di bilancio».

Per valutare gli effetti di una misura di questo genere in termini di incentivi all’offerta di lavoro e di redistribuzione fiscale è stato effettuato uno studio basato su due indicatori: uno relativo all’impatto sugli incentivi (quanto resta nelle disponibilità delle famiglie dopo l’applicazione delle tasse), l’altro quello sulla redistribuzione del reddito. E sono stati simulati due diversi scenari fiscali, con un fattore comune: l’aumento dell’IVA al 25% dall’attuale 22% (aliquota ordinaria), e all’11,5% dall’attuale 10% (aliquota ridotta). Le altre variabili cambiano nel seguente modo:

  • scenario 1: riduzione prima aliquota IRPEF dal 23 al 21%;
  • scenario 2: incremento detrazioni per redditi da lavoro nella misura di un quarto.

Il risultato è che in entrambi i casi aumenta l’effetto positivo degli incentivi fiscali mentre peggiora il dato relativo alla redistribuzione.

Il risultato relativo all’impatto in termini di incentivi dipende dal fatto che nello scenario 2 lo sgravio è esclusivamente destinato ai redditi da lavoro, diversamente da quanto accade nello scenario 1; il risultato relativo alla redistribuzione riflette sostanzialmente il fatto che, mentre dello sgravio dello scenario 1 beneficiano tutti i contribuenti, quello dello scenario 2 è concentrato sui contribuenti con redditi fino a quasi 70mila euro.

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