Governo neutrale o voto a luglio, servono subito 12,5 miliardi per scongiurare aumento Iva al 25%

Sull'Italia pende la spada delle clausole di salvaguardia, la cui sterilizzazione non è ancora stata scongiurata. Per evitare l'aumento dell'Iva il prossimo governo dovrà trovare 12,5 miliardi di euro per il 2019 e 19,1 miliardi di euro per il 2020

Due mesi di consultazioni al Quirinale e di incontri più o merno riservati non hanno portato a nulla: in Parlamento i veti incrociati impediscono la formazione di una maggioranza di governo, ora sarà il Presidente della Repubblica a decidere se imporre un governo di scopo o se accettare le richieste di Lega e M5S che chiedono di tonrnare alle urne l’8 luglio. Quale che sia la via che sceglierà il Quirinale, evitare l’aumento dell’Iva è la sfida principale per il prossimo governo.

SERVONO SUBITO 12,5 MILIARDI – Il nuovo esecutivo, tecnico, di scopo, politico o ‘di tregua’ che sia, dovrà riuscire ad arrivare almeno a dicembre per approvare una manovra in grado di limitare o impedire l’aumento dell’Iva o comunque di accompagnarlo con misure che ne bilancino le implicazioni negative. Per evitare l’aumento dell’Iva, andranno trovati 12,5 miliardi di euro per il 2019 e 19,1 miliardi di euro per il 2020.

ALIQUOTA AL 24,2% – Nel caso in cui in autunno non ci fosse un governo in grado di approvare la manovra, scatterebbe l’esercizio provvisorio. A quel punto le clausole di salvaguardia sarebbero inevitabili. In un tale scenario, a partire dal primo gennaio 2019 l’aliquota ordinaria passerebbe dal 22 al 24,2%, mentre quella ridotta salirebbe dal 10 all’11,5%. Negli anni successivi la situazione potrebbe peggiorare, fino a portare l’Iva ordinaria al 25% nel 2021 e quella agevolata al 13% nel 2020.

QUANTO CI COSTA – Secondo Coldiretti, l’aumento di Iva e accise sarebbe un duro colpo per la spesa delle famiglie italiane, in alimenti e bevande. “Il pericolo dell’aumento dell’Iva riguarda beni di prima necessità come carne, pesce, yogurt, uova, riso, miele e zucchero con aliquota al 10% e il vino e la birra al 22% che rappresentano componenti importanti nei consumi delle famiglie” si legge in una nota della Coldiretti. “La spesa alimentare – conclude la nota – è la principale voce del budget delle famiglie dopo l’abitazione con un importo complessivo di 215 miliardi ed è quindi un elemento importante per la ripresa dell’economia”.

Un’elaborazione del Sole 24 Ore calcola un aumento di 317 euro a famiglia. Secondo la stessa simulazione, i rincari medi mensili potrebbero toccare quota 26,43 euro al mese e l’importo più alto in valore assoluto lo pagherebbero le coppie con due figli (439 euro), anche se quelle con tre o più bambini riuscirebbero a sfruttare un minimo di economie di scala.

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