G20 contro Google, Facebook e Amazon: devono pagare più tasse

G20 finanziario contro i colossi del web: Google, Facebook e Amazon nel mirino. Devono pagare più tasse

Il G20 ha puntato i grandi colossi del mondo del web. Facebook, Google e Amazon sono finiti al centro della polemica. Il motivo? Devono rivedere la loro politica fiscale.

Uno degli argomenti di cui si dibatterà particolarmente al G20 vedrà come protagonisti coinvolti dalla questione i grandi player di internet. Siti, portali ed e-commerce (come appunto Facebook, Google e Amazon) potrebbero fare i conti con una tassazione maggiore dopo l’incontro.

Quello che è stato messo in discussione, nello specifico, è il regime fiscale che gli stessi applicano per la tassazione dei propri introiti (spesso coincidente con quello di Paesi a bassa fiscalità).

Secondo molti, dunque, non sarebbe giusto il ricorso indiscriminato ad una tassazione minore, ovvero a prescindere dal luogo in cui sta acquistando il cliente finale.

Questo meccanismo, nel caso per esempio di Amazon, col tempo ha permesso alla multinazionale il dominio indiscusso sul mercato dei consumi. Il suo e-commerce non conosce concorrenza, semplicemente perché spesso è in grado di offrire lo stesso prodotto a prezzi minori, in quanto non avrebbe ingenti carichi fiscali con cui dover fare i conti.

Gli interessi in gioco, come è facile capire, sono dunque alti. Si parla di introiti milionari e, per questo motivo, al G20 non è così scontato che si arrivi facilmente ad una soluzione.

Gli scenari futuri prevedibili, secondo gli esperti, sarebbero al momento due:

  • l’ipotesi del doppio pilastro, ovvero un sistema dove le aziende sottopongono beni e servizi venduti alla tassazione del paese dove la compravendita avviene (anche se la presenza fisica della compagnia è altrove);
  • il varo di un’aliquota globale unica, e cioè una tassa uguale da fissare al summit stesso, nel caso in cui non si arrivi ad un accordo con le compagnie coinvolte nel dialogo.

Parigi e Londra, intanto, continuano a spingere per la web tax. Si tratta, come il nome stesso suggerisce, di una tassa digitale ad aliquota fissa (già presente in Francia), applicabile agli acquisti online e, in generale, ai ricavi proveniente da attività che hanno a che fare con il mondo del web.

L’obiettivo che tutti i Paesi partecipanti al G20 auspicano, in fine, è la massima trasparenza nelle trattazioni (prima, durante e dopo l’incontro).

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