Forfettari, 60 giorni di tempo per la fatturazione elettronica

L'Agenzia delle Entrate fa sapere che i "fuoriusciti" dal regime forfettario avranno 60 giorni per regolarizzare la posizione

La legge di Bilancio 2020, licenziata dal parlamento nell’ultima settimana del 2019, ha introdotto diverse novità per le partite IVA a regime forfettario. È stata eliminata la flat tax al 20% (aliquota applicata ai redditi eccedenti i 65mila euro e fino a 100 mila euro) e introdotte nuove cause ostative, più restrittive, all’ingresso del regime.

Proprio queste ultime stanno creando più di qualche grattacapo sia a chi vorrebbe aprire una partita IVA con regime forfettario, sia a chi già aveva una partita IVA con questo regime. In particolare, le nuove cause ostative della Manovra 2020 prevedono che i forfettari non possano avere più di 30 mila euro di reddito da lavoro dipendente e non possono spendere più di 20 mila euro per dipendenti e collaboratori. Misure che hanno scatenato il malcontento tra il “popolo delle Partite IVA”, che ha fatto partire proteste, raccolte firma e petizioni di vario genere.

Passaggio da regime forfettario a regime ordinario: cosa cambia

Chi, per “colpa” delle nuove cause ostative, si vedesse costretto a passare dal regime forfettario a quello ordinario dovrebbe rivedere gran parte della propria organizzazione lavorativa, contabile e amministrativa. Non solo non potrà usufruire della tassazione fissa al 15%, ma dovrà sottostare a degli adempimenti contabili e fiscali non previsti per i forfettari.

Ad esempio, dovrà effettuare liquidazione IVA periodica, mantenere registri contabili, iscriversi all’INAIL, compilare gli Indici Sintetici di Affidabilità (gli ISA), quella al Registro delle Imprese e altro. Da non dimenticare, poi, l’obbligo di fatturazione elettronica: anche se il Governo ha voluto incentivare l’emissione di fatture elettroniche anziché cartacee, le partite IVA forfettarie possono continuare a utilizzare sistemi di fatturazione cartacee/tradizionali.

Fatturazione elettronica: 60 giorni per mettersi in regola

Anche se le cause di esclusione dal regime forfettario sono entrate in vigore dal 1 gennaio 2020, l’Agenzia delle Entrate ha specificato che i soggetti costretti al passaggio dal regime forfettario al regime avranno 60 giorni di tempo per ottemperare alle nuove disposizioni fiscali e amministrative. Ci sarà tempo fino a inizio marzo, dunque, per mettersi in regola con la contabilità e l’obbligo di fatturazione elettronica.

In quest’ultimo caso, la scelta ideale è quella di optare per un software gestionale e amministrativo che consenta non solo di emettere e ricevere, in maniera semplice e sicura, fatture elettroniche, ma anche di avere una visione contabile d’insieme della propria attività. Piattaforme come Libero SiFattura, ad esempio, mettono a disposizione tutti gli strumenti necessari per la gestione contabile e amministrativa di una piccola e media impresa. I piani Lite (29 euro + IVA annui) e Pro (49 euro + IVA annui) sono indicati per professionisti e aziende di ogni settore: la possibilità di generare report, avere un accesso condiviso con il commercialista e le funzionalità avanzate del gestionale sono i punti di forza del software di Italiaonline.

I soggetti che rimangono nel  regime forfettario, invece, possono optare per il piano Basic – completamente gratuito –, che mette a disposizione funzioni base del gestionale e la possibilità di ricevere gratis le fatture elettroniche legate alla propria partita IVA (e codice destinatario SDI). Insomma, anche se non c’è ancora obbligo di utilizzo, anche le partite IVA forfettarie possono passare alla fatturazione digitale senza dover sostenere alcun costo.

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