Fondi previdenza complementare: le tassazioni delle rendite

I riflessi riguardanti la tassazione delle rendite e del capitale

Fisco 7Soffermiamoci sui riflessi riguardanti la tassazione delle rendite e del capitale qualora liquidati ai sottoscrittori di fondi di previdenza complementare. Facciamo presente che quanto qui descritto concerne il settore privato, i lavoratori autonomi e i soci lavoratori delle cooperative, mentre per i dipendenti del comparto pubblico è necessario rifarsi alle previsioni di cui al D.lgs. 124/1993.

I rendimenti dei fondi pensione complementare
I fondi di pensione integrativa, ricompresi nel regime di contribuzione definita, sono gestiti in via prevalente applicando il metodo tecnico-finanziario della capitalizzazione.
Conseguentemente, e secondo la vigente normativa, sono soggetti ad imposta sostitutiva del 20% a titolo definitivo (pertanto non sono soggetti a rivalutazione e riliquidazione dell’imposta da parte dell’Agenzia delle Entrate ma la tassazione è applicata una volta sola).
L’imposta, come sopra descritta, si applica al risultato netto maturato in capo alla gestione afferente ciascun periodo d’imposta.

La ritenuta fiscale, pertanto, è attuata sulla differenza tra il valore del patrimonio netto del fondo a termine del periodo d’imposta – al lordo dell’imposta sostitutiva più le erogazioni effettuate per il pagamento di riscatti, prestazioni previdenziali e somme trasferite ad altre forme pensionistiche – meno i contributi, somme ricevute da altre forme pensionistiche, redditi soggetti a ritenuta, redditi esenti o comunque non soggetti ad imposta, meno il valore del patrimonio del fondo all’inizio dell’anno.

Tassazione rendimenti:
Valore patrimonio netto del fondo al termine periodo imposta    meno
contributi e somme ricevute da altre forme pensionistiche           meno
redditi soggetti a ritenuta                                                                      meno
redditi esenti o comunque non soggetti ad imposta                       meno
meno il valore del patrimonio del fondo all’inizio dell’anno        uguale
Differenza soggetta a ritenuta a titolo d’imposta del 20%.

Credito d’imposta
Per quanto riguarda gli enti di previdenza obbligatoria dei professionisti, agli stessi è riconosciuto, a decorrere dal periodo d’imposta 2015, un credito d’imposta pari alla differenza tra l’ammontare delle ritenute del 26% sui redditi di natura finanziaria e quelle computate nella misura del 20%. Per ottenere il credito d’imposta è necessario che i proventi siano investiti in attività a medio o lungo termine così come individuate nell’ apposito Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Anche per le forme di previdenza complementare, a decorrere dal periodo d’imposta 2015 è riconosciuto un credito d’imposta pari al 9% del risultato netto maturato, a condizione che un ammontare corrispondente al risultato netto sia investito in attività di carattere finanziario a medio o lungo termine, individuate con il Decreto del Ministro dell’economia e delle finanze.
Il decreto sopra citato ha stabilito, nel limite di spesa di 180 milioni di euro, le condizioni, i termini e le modalità di applicazione attinenti il credito d’imposta a decorrere dal 2016.

Le prestazioni
Accedendo ad un fondo di pensione complementare, il sottoscrittore persegue il principale obiettivo di integrare, nel momento della sua messa a riposo e di accesso al pensionamento, la pensione base riconosciuta dagli Enti di previdenza obbligatoria sommando prestazioni pensionistiche ulteriori.
Secondo l’attuale normativa, a decorrere dal 1 gennaio 2007, la pensione complementare è riconosciuta al maturare dei requisiti di accesso alla pensione obbligatoria di appartenenza e comunque con almeno cinque anni di iscrizione alla forma di pensione integrativa.
All’atto del pensionamento le prestazioni possono essere riconosciute e corrisposte:
• in forma di capitale, fino ad un massimo del 50% del montante finale accumulato;
• in forma di rendita periodica.

Le prestazioni erogate in forma di capitale
Le prestazioni possono essere erogate in forma di capitale, secondo il valore attuale, fino al massimo del 50% del montante finale accumulato, mentre la quota restante sarà erogata in forma di rendita (al fine della corretta determinazione del montante da erogare si dovranno detrarre le somme già erogate a titoli di anticipazione e non reintegrate).
È importante precisare che qualora le anticipazioni siano superiori all’ammontare finale accumulato, questo dovrà essere interamente erogato in rendita.
La prestazione può essere erogata interamente in capitale se la rendita, derivante dalla conversione di almeno il 70% montante finale, è inferiore al 50% dell’assegno sociale.
Le prestazioni pensionistiche complementari erogate in forma di capitale sono soggette a tassazione per il loro ammontare complessivo (al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta da assumere al netto dell’imposta). Determinata la quota imponibile, alle prestazioni erogate è applicata una ritenuta, a titolo d’imposta, del 15%. È riconosciuta una riduzione del 0,30% dell’aliquota base per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali. La suddetta ritenuta è applicata dalla forma pensionistica a cui risulta iscritto il lavoratore.

Le prestazioni erogate in forma di rendita
Le prestazioni pensionistiche complementari, erogate in forma di rendita, sono imponibili per il loro ammontare complessivo al netto della parte corrispondente ai redditi già assoggettati ad imposta.
Su tali rendite è operata, a cura di chi eroga la prestazione, una ritenuta a titolo d’imposta con l’aliquota del 15% con riconoscimento della riduzione del 0,30% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali.
È da ricordare che la quota di prestazione non corrispondente ai contributi non dedotti non va tassata.

L’imposizione fiscale sulle anticipazioni
Le anticipazioni vengono concesse in qualsiasi momento per le seguenti motivazioni e con la seguente imposizione fiscale;
a) nel limite del 75% per sostenere spese sanitarie a seguito di gravissime situazioni relative a sé, al coniuge e ai figli per terapie e interventi straordinari riconosciuti dalle competenti strutture pubbliche: ritenuta a titolo d’imposta del 15% con riduzione del 0,30% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione alle forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali;
b) decorsi 8 anni di iscrizione, per un importo non superiore al 75%, per l’acquisto e la ristrutturazione della prima casa di abitazione per sé o per i figli: ritenuta a titolo di imposta del 23%;
c) decorsi otto anni di iscrizione, per un importo non superiore al 30%, per ulteriori esigenze degli aderenti: ritenuta a titolo di imposta del 23%.

Il reintegro delle anticipazioni
Qualora l’iscritto alla pensione complementare abbia richiesto delle anticipazioni (come sopra elencate) lo stesso può, secondo la disciplina in vigore, reintegrare la propria posizione individuale con versamenti di contribuzione, da effettuarsi in qualsiasi momento.
Tali versamenti integrativi, ammessi sia in soluzione unica che in modalità periodica, possono eccedere ed essere dedotti oltre il limite annuale di 5.164,57 euro.
Al contribuente è inoltre riconosciuto un credito d’imposta pari all’imposta pagata al momento della fruizione dell’anticipazione, proporzionalmente riferibile all’importo reintegrato. Tale credito può anche essere utilizzato per compensare altre imposte (dovrà essere prodotta idonea documentazione).

I riscatti di posizioni e il regime fiscale
Ai riscatti di posizioni individuali si applica una ritenuta a titolo d’imposta del 15%, ridotta di una quota pari a 0,30% per ogni anno eccedente il quindicesimo anno di partecipazione a forme pensionistiche complementari, con un limite massimo di riduzione di 6 punti percentuali (salvo il caso in cui il riscatto consegua alla perdita del requisito di partecipazione al fondo: in tal caso si applicherà una ritenuta del 23% sempre a titolo d’imposta).
L’imponibile è calcolato con gli stessi criteri previsti per le prestazioni pensionistiche erogate in forma di capitale.

Francesco Geria – Centro Studi CGN

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