Flat Tax pronta a cambiare la dichiarazione dei redditi: a chi conviene?

Intanto continua a tenere banco il dibattito sulla Flat Tax per le famiglie con Matteo Salvini deciso a mettere a segno un altro gol della sua partita in campo fiscale.

La Flat Tax – la misura fortemente voluta da Matteo Salvini e dunque dalla Lega, con l’obiettivo dichiarato di mettere un argine a una piaga in costante crescita come l’evasione – è pronta ormai a cambiare il volto della dichiarazione dei redditi di migliaia di lavoratori italiani.

Cos’è – Letteralmente significa tassa piatta. A dire il vero c’era già e riguardava la platea delle partita Iva fino a 30 mila euro l’anno. L’aumento a 65 mila euro della soglia di ricavi e compensi ha aperto le porte del forfait a una bella fetta di contribuenti Iva che fino all’anno scorso avevano la strada sbarrata, appunto, da un volume d’affari troppo alto per far parte della platea.

15 numero magico – Ai titolari di partita IVA che rispettino i limiti dunque spetta un’aliquota del 15%, ma esistono categorie professionali ulteriormente avvantaggiate dalle novità previste per il 2019: a tutte le Start-up spetterà infatti una Flat Tax agevolata del 5% per i primi 5 anni.

A CHI CONVIENE – Il meccanismo consente di alleggerire le tasse dovute; in pratica,  invece di applicare l’IRPEF ordinaria (dal 23% al 41%), viene prevista appunto un’imposta sostitutiva del 15%, su un reddito calcolato a forfait in percentuale sul fatturato.
Nella maggior parte dei casi il regime consente risparmi d’imposta significativi. Per fare un esempio, un giovane avvocato che realizza un fatturato di 35.000 euro, a fronte di 7.000 euro di costi sostenuti, può risparmiare circa 3.200 euro all’anno.

FLAT TAX, CONVIENE SEMPRE? – Si potrebbe pertanto pensare che Flat Tax sia sempre e comunque più conveniente del regime ordinario, ma in realtà non è sempre così, come aveva chiarito poco tempo fa uno studio realizzato da Mutui.it, in collaborazione con Facile.it. Partiamo da una considerazione: occorre valutare caso per caso, tenendo bene a mente la propria situazione. In pratica, non esiste una regola, per questo nel confronto bisogna tenere conto anche di diversi fattori. Per esempio l’effettiva entità dei costi sostenuti dal contribuente; qualora questi siano superiori a quelli riconosciuti in misura forfettaria dalla legge, il vecchio regime di tassazione potrebbe risultare più vantaggioso. 

QUESTIONE DI DEDUZIONI – A fare da ago della bilancia, l’impossibilità per i forfetari di beneficiare delle deduzioni e delle detrazioni che l’ordinamento riconosce alle persone fisiche. Poiché il regime forfetario è sostitutivo, in assenza di altri redditi imponibili (per esempio derivanti da lavoro dipendente, prestazioni occasionali, affitto di immobili), il reddito dichiarato dal contribuente ai fini IRPEF sarà pari a zero. Dal momento che deduzioni e detrazioni agiscono solo nel “mondo IRPEF”, ciò significa perdere il beneficio.
A venire meno per esempio le detrazioni per il coniuge, i figli e gli altri familiari fiscalmente a carico, ma anche gli sconti fiscali previsti su determinate spese sostenute dal contribuente come, solo per citarne alcune, gli interessi passivi sui mutui (detraibili al 19%), i lavori di ristrutturazione edilizia (50%) o di riqualificazione energetica degli edifici (65%). Senza dimenticare spese mediche (19%) e altro ancora.

OCCHIO AL TRUCCO – Anche quando si parla di flat tax poi, come nella migliore – o anzi peggiore – tradizione c’è da fare i conti con una vasta platea di furbetti. E’ cosa nota, infatti, che la denuncia dei redditi fa riferimento ai redditi dell’anno prima. Ciò significa che se nel 2018 non hai fatturato più di 65 mila si può optare per la flat tax. Ovviamente, quando sono iniziate a circolare voci su un possibile allargamento della platea, chi ha potuto ha rimandato l’emissione delle fatture a gennaio 2019 per restare dentro alla soglia dei 65 mila.

FLAT TAX PER LE FAMIGLIE – Tutto questo mentre nel Governo continua a tenere banco il dibattito sulla Flat Tax per le famiglie con Matteo Salvini pronto e deciso a mettere a segno un altro gol della sua partita in campo fiscale. Il balletto su numeri e cifre è già iniziato da un pezzo.  Nei giorni scorsi il Sottosegretario alle Infrastrutture, padre della riforma, Armando Siri  ha precisato che comporterebbe “un impegno da 12 miliardi”. Ovviamente non tutti concordano sui numeri e come solito i conti non tornano. 

SALVINI TIRA DRITTO – “Con questa manovra economica siamo già riusciti ad avvantaggiare tantissimi artigiani, partite Iva, commercianti, piccoli imprenditori, liberi professionisti, chi fattura fino a 65 o 100 mila euro: nel 2019 vogliamo entrare anche nelle case delle famiglie dei lavoratori dipendenti italiani”, ha assicurato pochi giorni fa il Ministro dell’Interno che tira dritto sulla strada dell’alleggerimento fiscale. 

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