Flat tax, detrazioni, aumento Iva: nodi Def rinviati a dopo le Europee

Le criticità sollevate dal Def aspettano il governo al varco dopo il voto di maggio

Se da un lato il Def licenziato martedì dal governo è stato definito una sorta di ritorno alla realtà, quando non un’aperta sconfessione della manovra, dall’altro rinvia a dopo le elezioni Europee i nodi più importanti riguardo l’economia italiana. Per far fronte alle promesse fatte, serviranno quasi 40 miliardi per la nuova Legge di Bilancio, tra tassa piatta e sterilizzazione Iva, senza considerare tutte le altre misure da rifinanziare.

FLAT TAX – Dopo il Def che relega la flat tax ad un mero annuncio, la Lega blinda la tassa piatta e assicura che arriverà in autunno in Legge di Bilancio. Ma l’estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15 e 20%, secondo la bozza, a partire dai redditi più bassi, è arduo e potrebbe costare fino a 15 miliardi.

DETRAZIONI – Risorse che difficilmente il governo potrà reperire sfoltendo la giungla delle oltre 400 deduzioni e detrazioni, capitolo altamente sensibile perché tocca direttamente le tasche dei contribuenti, nel quale hanno fallito tutti gli ultimi governi. Ad ogni modo anche nel più ambizioso dei piani, dal taglio delle agevolazioni è difficile risparmiare più di un paio miliardo.

SPETTRO IVA – Tema di scontro tra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il Movimento 5S che chiedeva maggiori rassicurazioni, le clausole di salvaguardia sono disposizioni che scattano in automatico in caso di mancato raggiungimento degli obiettivi di deficit. Ogni anno sono state neutralizzate usando tutto il margine di flessibilità concesso dall’Ue. Per il prossimo anno servono 23 miliardi, ma questa volta sarà difficile che Bruxelles conceda un margine così ampio.

REGOLA DEBITO – All’origine delle criticità del Def ci sono i numeri, le stime. La crescita flebile programmata per quest’anno (0,2%) compromette gli impegni per il risanamento dei conti, facendo salire il deficit (2,4%) e il debito (132,6%). L’Italia dunque non ottempererebbe né alla regola del deficit, né del debito e corre ai ripari attivando la clausola sul congelamento di 2 miliardi di spesa.

In collaborazione con Adnkronos

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