Fisco, in settimana dl su bollette e Nadef. È scontro su riforma del catasto

Tra i nodi più spinosi la riforma del catasto che, in vista di un possibile aumento delle tasse sulla casa, ha visto insorgere destra e Cinque stelle.

Fitta sul fronte del fisco l’agenda del premier Mario Draghi. In settimana, tra mercoledì e venerdì, il governo interverrà con un decreto ad hoc, da 3,5 miliardi, per far fronte al caro bollette. Sul tavolo dello stesso Consiglio dei ministri potrebbe esserci, inoltre, la Nota di Aggiornamento al Def.

Dopo aver affrontato la questione green pass, la prossima sfida per l’esecutivo Draghi sarà la riforma fiscale. Una riforma alla quale il presidente del Consiglio guarda con prudenza, con un occhio al deficit, che migliora, e l’altro al debito, sempre altissimo, consapevole che, una volta archiviata la fase pandemica, il patto di stabilità potrebbe tornare con tutto il suo rigore. Il via libera del del Cdm sulla riforma è atteso nell’ultima settimana di settembre. Diversi sono, infatti, i nodi ancora da sciogliere. Tra i più spinosi la riforma del catasto che, in vista di un possibile aumento delle tasse sulla casa, ha visto insorgere destra e Cinque stelle.

“Noi chiediamo al presidente Draghi di non aumentare nessuna tassa mai. Mai permetteremo di aumentare l’Imu, la tassa sulla casa, sui negozi, sui capannoni che sono già super tassati. E sulle bollette della luce e del gas, invece che andare in giro col monopattino elettrico, il Governo ha il dovere di tagliare l’Iva e le tasse sulle bollette della luce e del gas e lo può fare domani mattina – ha affermato ieri il leader della Lega Matteo Salvini –. Chiediamo a Draghi di mantenere l’impegno preso quando è nato questo Governo: nessun aumento di tasse. Chiediamo subito, nei prossimi giorni, un intervento del Governo per togliere almeno una parte delle tasse sulla bolletta della luce e del gas perché rincari del 40% per famiglie, negozianti e imprenditori non sono pensabili”.

“La revisione catastale non sia uno strumento per introdurre nuove tasse sulla casa, sarebbero inaccettabili – ha commentato il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani –. Le riforme necessarie per favorire la crescita del Paese sono la riforma del fisco, della giustizia e della burocrazia”.

Sul tema è intervenuto anche Giuseppe Conte nella sua nuova veste di leader del Movimento cinque stelle. “Noi abbiamo bisogno di digitalizzare e semplificare tutta la pubblica amministrazione. In prospettiva anche il catasto va riformato, digitalizzato, però che nessuno pensi che questo è il momento e in prospettiva di aggravare le tasse per quanto riguarda i cittadini” ha affermato Conte parlando della riforma del catasto e del rischio che questo si traduca in una nuova tassa per i cittadini possessori di immobili.

Di tutt’altro avviso il capogruppo di Liberi e Uguali alla Camera, Federico Fornaro. “Dopo aver passato settimane ad attaccare il Green Pass, adesso Salvini con il sostegno di Forza Italia ha dovuto cambiare obiettivo propagandistico e inventarsi che la sinistra vuole introdurre nuove tasse. Per noi la riforma del fisco deve essere improntata a una maggiore equità e ad una efficace lotta all’evasione fiscale. La revisione del catasto, ad esempio, – ha spiegato Fornaro – consentirebbe di far pagare il giusto a tutti eliminando anacronistici estimi catastali per case di lusso nel centro di tante grandi città. Pagare tutti il giusto è l’obiettivo di un fisco moderno, aiutando chi ha avuto in ragione della crisi prodotta pandemia delle reali difficoltà. Sulla riforma fiscale, punto fondamentale del programma di governo, quindi, la si smetta con la propaganda a buon mercato e si lavori per un fisco moderno e soprattutto giusto ed equo, contenendo le sacche di evasione e elusione che sono il vero cancro del bilancio dello Stato”.

“La casa per gli italiani è un mito, uno status e quindi anche un tabù: guai a chi la tocca – ha detto in un’intervista a La Repubblica Giuseppe De Rita, fondatore del Censis, già presidente del Cnel –. Di sicuro i governanti non amano affrontare di petto la questione, specie quando si parla di prima casa, anche se fare ordine sarebbe giusto ed equo. E demandano ai Comuni la faccenda. Ma anche a livello locale chi mette le imposte prima o poi paga un prezzo in termini di consenso. Introdurre e poi ritoccare l’Imu o anche parlare di revisione degli estimi catastali è per la politica un modo di aggirare la questione. Ma l’italiano quando sente ‘riforma del catastò traduce subito in ‘patrimoniale’. L’Imu – spiega il sociologo – viene vissuta come un attacco indiretto al mito della casa, la tassa più odiata, una patrimoniale di fatto. Svicolare parlando di metri quadri anziché di vani riproduce lo stesso effetto, quello della stangata. La casa è il modo in cui l’italiano ragiona su se stesso e la propria stabilità. È il senso del suo profondo radicamento. Per questo la politica non ce la fa. La destra rifiuta tassazione e patrimoniale, la sinistra guarda all’attività fiscale per riequilibrare la distanza tra poveri e ricchi. Anche se oggi questa distanza passa per il digitale, la finanza internazionale, i risparmi collocati all’estero. Tuttavia a sinistra vince la vecchia e radicata abitudine che per far piangere i ricchi bisogna tassare. E alla fine piangono anche loro”.

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