Fisco: sistema a due aliquote, di’ la tua

In Europa solo la Germania ha adottato questa soluzione. Il problema della sostenibilità

Ritorna sulla scena il presidente del consiglio e rilancia un cavallo di battaglia di cui parla da 16 anni: la riduzione delle aliquote fiscali a due sole.
L’idea c’era già al tempo del primo governo Berlusconi, nel 1994, e ritornò alla grande nel famoso “Contratto con gli italiani” stipulato l’8 maggio 2001 in diretta tv.

Quel contratto, prevedeva “l’abbattimento della pressione fiscale con l’esenzione totale dei redditi fino a 22 milioni di lire annui e con la riduzione al 23% per i redditi fino a 200 milioni di lire annui; con la riduzione al 33% per i redditi sopra i 200 milioni di lire annui”.
Non se ne fece nulla.

In Europa, un sistema a due aliquote c’è solo in Germania. Una riforma di fine anni Novanta ha abbassato dal 53% al 42% l’aliquota per i redditi superiori ai 52.000 euro e dal 25,9% al 15% l’aliquota per i redditi inferiori. Solo formalmente vi è una una terza aliquota dello 0% per i redditi fino a 7.664 euro all’anno (i cosiddetti “incapienti”).

In Francia e Spagna le aliquote sono cinque, in Gran Bretagna, tre, in Finlandia addirittura sei. Due sole aliquote sono in vigore anche negli Stati Uniti.
Sul sistema delle aliquote si basa la progressività del carico fiscale, cioè tasse commisurate al reddito di ognuno. D’altra parte, il governo sostiene che con una riforma del genere si abbatterebbe notevolmente il carico fiscale senza intaccare il bilancio dello Stato.

Propaganda? Finora la riforma è sempre stata promessa e mai attuata, proprio per le condizioni piuttosto disastrate dei conti pubblici italiani.
La vecchia legge delega del 2003 quantificava in 18 miliardi di euro la perdita di gettito per lo Stato. Una cifra enorme, impossibile da sopportare adesso.

E tu che ne pensi?

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