Fisco, Partite Iva: dagli studi di settore agli ISA, la pagella può essere ribaltata

Professionisti e imprese fanno i conti con i nuovi indici sintetici di affidabilità fiscale e qualche brutta sorpresa

Mandati in soffitta gli Studi di settore, si è ufficialmente aperta l’era degli Indici sintetici di affidabilità fiscale (ISA), presentati fin dall’esordio come una vera e propria rivoluzione pronta a ridisegnare i rapporti con il Fisco.

Funziona come a scuola, il contribuente che ottiene un buon voto alle pagelle fiscali avrà diritto a tutta una serie di benefici. Viceversa, in caso di un punteggio basso, lo stesso sarà soggetto a dei rigidi controlli da parte degli organi competenti, cui scopo è quello di verificare le anomalie portate a galla dagli ISA.

In concreto, dunque,  i nuovi ISA 2019 permetteranno a professionisti e possessori di P. Iva di poter usufruire di importanti premi e di evitare gli accertamenti da parte del Fisco a partire da quest’anno.

Introdotti con il Dl 59/2017, gli Isa rimpiazzano infatti la vecchia logica delle “comparazioni” con il nuovo principio degli “indici”. L’elaborazione degli Isa si basa, in concreto, su analisi di dati e informazioni relativi a più periodi di imposta (otto), e rappresenta la sintesi di indicatori elementari orientati a verificare la coerenza e la normalità della gestione aziendale o professionale, anche con riferimento a diverse basi imponibili.

Un metodo che viaggia su due binari: da un lato, infatti, consente l’emissione della cosiddetta “pagella dell’imprenditore”, altrimenti detta “rating fiscale” del contribuente, dall’altro offre la possibilità di effettuare un’analisi della propria azienda al fine, qualora si renda necessario, di migliorarla dal punto di vista della gestione e dell’organizzazione.

Un cambiamento sostanziale al quale avvicinarsi con attenzione e con la consapevolezza che siamo di fronte a due modelli di analisi completamente differenti”, spiega il direttore generale di Confartigianato Varese Artser, Mauro Colombo, ricordando che gli Isa esprimono su una scala da 1 a 10 il grado di affidabilità fiscale riconosciuto a ciascun contribuente per consentire, sulla base dei risultati ottenuti, di provvedere a una integrazione dei ricavi per incrementare il proprio punteggio in caso di rating basso. Oppure di accedere ad appositi regimi premiali qualora la valutazione risulti alta (sicuramente superiore a 6, meglio se più alta di 8).

“Proprio per il sistema applicativo che differenzia i vecchi studi di settore dai nuovi Isa, potrà anche succedere che una posizione ritenuta congrua dagli studi di settore riservi un punteggio negativo nella scala di affidabilità fiscale degli Isa. E viceversa”.

Il motivo sta nelle differenze sostanziali tra i due strumenti: se gli studi stimavano la congruità dei ricavi e dei compensi del contribuente in relazione alla definizione del sistema complessivo di gestione dell’attività, comparata con soggetti strutturalmente analoghi, gli Isa si comportano in modo diverso. E stimano l’affidabilità in relazione a una serie di indici (definiti di affidabilità e di anomalia) che insieme contribuiscono all’esito di voto finale.

RISCHIO CAOS – Insomma, un sistema di certo complesso che rischia di generare ancora più caos: il Consiglio nazionale dell’Ordine dei commercialisti e degli esperti contabili ha già sottolineato che nonostante la proroga dei versamenti fiscali al 30 settembre, restano elementi di preoccupazione, e hanno chiesto che l’applicazione dei nuovi indici per quest’anno sia facoltativa. 

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