False partite Iva, partono i controlli: come funzionano e le conseguenze

Il Fisco a caccia di chi abusa del regime forfettario senza averne diritto

Vita dura per le false partite Iva, partono i controlli del Fisco per scoprire coloro che beneficiano del regime forfettario senza averne diritto.

Il regime forfettario per le partite Iva è quello che prevede un’imposta sostitutiva con aliquota unica al 15% (chiamata anche flat tax), al 5% per le start-up. È stata introdotta per agevolare i piccoli contribuenti con ricavi e compensi che prima prevedevano un limite di 30.000 euro, poi esteso fino a 65.000 euro con l’ultima legge di Bilancio.

Proprio l’ampliamento della platea dei beneficiari ha reso necessari i controlli per evitare gli abusi, in particolare evasioni ed elusioni fiscali. I controlli saranno effettuati sia verso chi è entrato nel regime forfettario quest’anno, si tratta di circa 411mila partite Iva, sia verso chi era già nel regime fiscale.

I rischi di abusi, legati all’estensione dei beneficiari, riguardano il trasferimento del fatturato di una attività in forma societaria a quella di ditta individuale e la cessione del contribuente forfettario di parte dei propri ricavi o compensi ad un altro contribuente per rientrare nel regime agevolato. Si tratta di casi in cui in realtà quanto guadagnato supera il limite dei 65.000 euro per poter beneficiare dell’imposta al 15%.

Secondo il Mef saranno sufficienti le normali attività di controllo per scoprire un eventuale esercizio fittizio di impresa o professione. Per far emergere coloro che non possiedono i requisiti per il regime forfettario, verranno effettuati due tipi di controlli:

  • accessi diretti in sede, ovvero le verifiche presso gli esercizi commerciali, le botteghe degli artigiani e gli studi professionali, in cui vengono svolte le attività di impresa;
  • e le analisi di rischio sulla base delle informazioni dell’Anagrafe tributaria per scovare i contribuenti non idonei.

Il ricorso ai dati informatici e l’analisi del rischio saranno alla base anche delle altre azioni di contrasto all’evasione fiscale. Con il Decreto legge 119/2018, infatti, la Guarda di Finanza potrà accedere alla Superanagrafe dei conti correnti, mentre i dati delle transazioni finanziarie comunicate da banche, Poste e altri intermediari saranno conservati per un decennio.

Riguardo, poi alle partite Iva non soggette ai nuovi Isa, per controllarne i ricavi e i compensi saranno predisposti dei piani di controllo annuali con l’elaborazione e l’incrocio dei dati della Superanagrafe e degli altri acquisiti dall’Anagrafe tributaria, ovvero i ricavi che risultano dalle nuove fatture elettroniche e che vengono comunicati all’Agenzia delle Entrate.

I controlli saranno effettuati per far emergere i casi più gravi di evasione fiscale e frode e saranno agevolati proprio dai sistemi automatici di scambio delle informazioni tra Agenzia delle Entrate e Guardia di Finanza.

Va ricordato che nei confronti dei contribuenti a partita Iva nel regime forfettario si applicano ai fini dell’accertamento, della riscossione, dell’applicazione delle sanzioni e del contenzioso le disposizioni vigenti in materia di imposte sui redditi, IVA e IRAP come da legge 190/2014. La stessa legge prevede un aggravio delle sanzioni in caso di infedeltà dei dati comunicati.

La decadenza dal regime agevolato si verificherà nel caso in cui il contribuente abbia superato il limite dei ricavi per rimanere nel forfettario o comunque venga meno una delle condizioni indicate dalla legge.

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