Evasione dell’iva, l’Italia è tra le prime in Europa

Il divario tra l'Iva dovuta e quella riscossa supera i 35 miliardi di euro

Un triste primato per l’Italia, che nonostante la forte attenzione, continua ad essere la prima nazione in Europa per l’evasione dell’IVA.

È questo il dato fornito dalla Commissione Europea, che ha recentemente stabilito che in Italia la distanza tra l’IVA dovuta e quella riscossa dalle casse pubbliche – conosciuta tra gli esperti di settore con il nome di Vat gap – supera quota 35 miliardi. Numeri che superano quelli del resto d’Europa, dove la percentuale dell’Iva mancante ammonta al 23,2% complessivo per un totale di oltre 150 miliardi.

Le ultime rilevazioni risalgono al 2015, ma, se fatte le debite proporzioni, è facile notare che l’Italia evade il 25% dell’Iva di tutta l’Unione Europea. I governi italiani che si sono succeduti in questi anni hanno lavorato per ridurre l’evasione e lo stesso farà anche il Governo Conte. Il modello è quello spagnolo: a Madrid nell’ultimo quinquennio di rilevazione sono stati fatti grandi passi avanti, riducendo il gap dal 13,4 a poco più del 3%. Merito sopratutto di un importante miglioramento della compliance relativa sia ai versamenti che alla dichiarazione dell’IVA. Nel corso dei 5 anni dal 2011 al 2015, secondo le stime della Commissione Europea, il Vat gap italiano è sceso di sei miliardi, ma il triste primato europeo resta ancora inattaccabile, in virtù di una stretta che i governi dovrebbero attuare in maniera più puntuale

La ricerca della compliance è già partita anche in Italia, dove sono stati introdotti alcuni sistemi che effettivamente hanno abbassato il divario tra l’IVA dovuta e quella pagata, ma hanno aumentato gli oneri a carico delle imprese. Uno di questo è il cosiddetto split payment: nelle operazioni con i fornitori privati, è la Pubblica Amministrazione a versare direttamente l’IVA, almeno fino al 2020 con un discreto successo che ha portato nelle casse dello stato 29 miliardi di euro.

Lo split payment porta però in dote anche una criticità legata al drenaggio di liquidità che subiscono gli operatori. Al successo dell’iniziativa dal punto di vista dello Stato si contrappone infatti la compensazione e i rimborsi che sono richiesti dai professionisti a partita IVA a causa della scissione dei pagamenti e che, secondo le stime del Parlamento, ammontano a 3 miliardi. Tra le soluzioni proposte e già al vaglio del vice-premier Luigi Di Maio c’è il superamento dello split payment e l’introduzione della fattura elettronica, attraverso cui si potrebbe cancellare una parte dell’omissione di fatturazione. Contestualmente la Commissione Europea ha in programma la riforma della tassazione, individuando per un lasso di tempo transitorio il reverse change. Attraverso queste iniziative, l’Italia potrebbe ulteriormente ridurre il Vat gap, ma la strada per perdere il primato dell’evasione dell’Iva si preannuncia ancora lunga.

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