Evasione, guerra al contante strategia vincente?

Per incidere davvero sui tassi di evasione, la guerra al contante da sola non basta: è necessario diffondere una cultura cashless

Per incidere davvero sui tassi di evasione la guerra al contante da sola non basta ma è necessario diffondere una cultura cashless. Senza una strategia a lungo termine, tutte le misure di breve respiro introdotte in finanziaria rischiano, infatti, di fare un buco nell’acqua. Questa la conclusione che emerge da un’indagine realizzata dall’Ufficio Studi di BorsadelCredito.it.

Nel mix strumenti in grado, secondo il Rapporto, di agevolare, nel breve termine, la diffusione di una cultura dei pagamenti elettronici figurano incentivi e sconti sulle commissioni di pagamento, ma – in un paese come l’Italia dove gli anziani rappresentano la parte più ampia della popolazione – anche investimenti di più ampio respiro che puntino all’educazione digitale e alla riduzione del digital divide. 

ITALIA AGLI ULTIMI POSTI DELLA CLASSIFICA DESI – La necessità di un intervento di alfabetizzazione digitale nel nostro Paese è confermata anche dalla classifica stilata dal Digital Economy and Society Index (Desi), l’indice europeo che misura la competenza informatica. L’Italia è, infatti, quartultima seguita da Romania, Bulgaria e Grecia.

CONTANTE STRUMENTO PIÙ UTILIZZATO NEL NOSTRO PAESE –  A sottolineare l’affezione degli italiani per i pagamenti in contanti è un rapporto di Bankitalia. Nel nostro Paese – si legge nello Studio – “il contante è lo strumento più utilizzato nei punti vendita con l’85,9% delle transazioni regolato in contanti, per un valore pari al 68,4% del totale”.

UN FUTURO CASHLESS – 
Si stima che nel mondo pagamenti mobili abbiano toccato i mille miliardi di dollari in valore nel 2019 mentre le persone che usano i pagamenti contactless saranno 760 milioni nel 2020. Uno scenario che vede al centro mobile payment, contactless, mobile wallets (nel 2019 gli utenti di mobile wallets sono stati 2,1 miliardi).

MISURE CONTENUTE NELLA LEGGE DI BILANCIO – La strategia cashless del governo in carica prevede diverse misure, oltre al tetto al contante: dalla lotteria degli scontrini al bonus Befana, alle sanzioni sul rifiuto dello scontrino parlante, fino al credito d’imposta sui pagamenti elettronici. Tuttavia Borsa del Credito, nel suo Rapporto, evidenzia l’assenza delle innovazioni FinTech nella Legge di Bilancio. Circostanza che spinge verso l’erronea percezione che i pagamenti digitali corrispondano alle carte. In sostanza premi e sanzioni sono riservati solo a chi usa o non usa carte di credito o debito e non si fa alcun riferimento a strumenti diversi, dalle prepagate agli strumenti più sofisticati come le app.

I SISTEMI DI PAGAMENTO FINTECH – Una rivoluzione che includa la diffusione del FinTech – secondo lo Studio – può portare benefici non solo in termini di minore evasione, ma di abbattimento della burocrazia nella PA e dell’economia nazionale, promuovendo la modernizzazione delle banche e l’inclusione di tutti i cittadini. “Una rivoluzione gentile – si legge – che funziona molto di più che criminalizzare il contante in un Paese dove il contante regna sovrano”. I sistemi di pagamento FinTech, grazie alla tecnologia, consentirebbero, per esempio, all’atto della comunicazione del codice fiscale a fronte di ogni singolo pagamento elettronico (prevista per la partecipazione alla lotterai degli scontrini) di evitare errori di registrazione e archiviazione di dati sensibili in un registratore di cassa che non è in grado di proteggerli.

IL TETTO AL CONTANTE NEL MONDO – In Europa vi sono 11 Paesi che non hanno limiti ai pagamenti in contanti: Germania, Irlanda, Islanda, Svezia, Finlandia, Lettonia, Austria, Slovenia, Cipro e Regno Unito. E – come evidenzia l’Indagine – nessuno di questi Paesi è noto per avere alti livelli di evasione. In Italia esiste il limite a 3mila euro (che verrà portato a 2mila da luglio e a mille dal 2022), come in Belgio e in Slovacchia; in Francia e Spagna è fissato a 1000 euro e in Grecia a 1500. Secondo il rapporto Ambrosetti sulla Cashless Revolution i paesi più virtuosi che hanno individuato con chiarezza una visione di sviluppo digitale e cashless per il Paese sono Irlanda, Belgio e Slovenia. Nel dettaglio l‘Irlanda ha avviato fin dal 2002 una strategia nazionale per la digitalizzazione e i pagamenti elettronici: le fee bancarie sono state ridotte progressivamente, è stato alzato il limite per i pagamenti contactless e la PA dal 2014 ha smesso di accettare assegni. È stata, inoltre, messa in piedi anche una sorta di lotteria degli scontrini, ma ex post rispetto al lavoro a monte di digitalizzazione. In questo modo il numero dei pagamenti elettronici è raddoppiato dal 2011 al 2015 e continua a crescere. In Slovenia – rileva Ambrosetti – dove negli ultimi quattro anni i pagamenti elettronici sono cresciuti del 27,9%, l’Internet banking viene usato dal 42% dei cittadini (contro il 34%) e il 51% fa acquisti on line (rispetto al 39% di quattro anni fa), la ricetta vincente ha visto un mix di incentivi di breve termine per i pagamenti elettronici e digitalizzazione culturale e infrastrutturale. Sulla stessa strada il Belgio dove  le transazioni cashless sono aumentate di quasi il 20% in un biennio. Tra i paesi più cashless un caso a parte è rappresentato dalla Svezia dove solo il 20% degli acquisti effettuati in contanti e il 94% della popolazione ha una carta di credito che usa 290 volte all’anno, oltre il doppio rispetto alla media europea.

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