Evadi l’Irap? Non commetti reato. Lo dice la Cassazione

Non è un'imposta sui redditi in senso stretto. Sull'importo evaso non può scattare neanche il sequestro delle somme del contribuente

Chi evade l’Irap non commette reato. Lo ha stabilito la Cassazione con la sentenza n. 12810 del 30 marzo 2016. Questo perché l’Imposta Regionale sulle Attività Produttive (appunto l’Irap), non è un’imposta sui redditi in senso stretto, mentre le uniche dichiarazioni che fanno scattare il reato di “omessa dichiarazione” sono solamente le dichiarazioni dei redditi e le dichiarazioni annuali IVA. La conseguenza è che l’ammontare del tributo non pagato non rientra nel profitto dell’illecito sequestrabile.

LA VICENDA –  La Cassazione ha annullato il sequestro preventivo nei confronti di un imprenditore che non aveva presentato la dichiarazione dei redditi per un importo totale di evasione pari a quasi 700mila euro.
A fronte del debito è scattato il sequestro con ordinanza del tribunale della libertà di Pescara che l’uomo ha impugnato sostenendo che dalla somma complessiva andavano decurtati i 60mila euro dell’Irap. La Cassazione gli ha dato ragione.

“Il sequestro e la confisca per equivalente non possono avere ad oggetto beni per un valore eccedente il profitto del reato – hanno affermato i giudici della Suprema Corte – nel senso cioè che il valore delle cose sequestrate deve essere adeguato e proporzionale all’importo del credito garantito”.

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