Esenzioni fiscali enti non commerciali, Corte Ue e quel precedente pericoloso: al via l’impugnazione contro la sentenza del Tribunale Ue

Nell'ambito della lunga e complessa diatriba che aveva visto al centro della bufera la Chiesa, l'ICI e gli arretrati

(Teleborsa) Una vicenda tanto lunga quanto complessa che ha origini lontane e si arricchisce, di volta in volta, di nuovi capitoli. Per arrivare ai giorni nostri e meglio comprendere il filone che riguarda la tassazione degli immobili a livello europeo, occorre, però, tornare indietro di parecchi anni.

E’ il 2010 quando, dopo una serie di denunce, la Commissione avvia un’indagine approfondita sulle esenzioni dall’imposta comunale sugli immobili, la vecchia (ICI) concesse dall’Italia agli enti non commerciali che svolgevano attività specifiche, ovvero attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive o attività di natura culturale e religiosa. A finire al centro della bufera, ovviamente, la Chiesa con gli anti-clericali pronti a puntare il dito contro l’aiuto illecito.

CONDANNA SI’ – E’ il 2012 quando la Commissione europea condanna l’Italia per aiuti di Stato illegali in favore degli enti ecclesiastici poichè gli sgravi di cui godevano cliniche, alberghi, scuole e altre attività commerciali legate al mondo cattolico distorcevano la concorrenza danneggiando i loro competitori, che invece le tasse le pagavano.

PAGAMENTO DEGLI ARRETRATI? NO – Nonostante la condanna, però. Bruxelles, non decreta il recupero dell’imposta sugli immobili non pagata dal 2008 (il periodo precedente era prescritto) con la motivazione che fosse tecnicamente impossibile stabilire quanto e quali soggetti dovessero mettere mano al portafoglio.
IMU LIBERA TUTTI – Il contenzioso con la Commissione fu chiuso con le nuove regole istituite dal governo Monti alla nascita dell’Imu, imposta che secondo Bruxelles metteva fine agli aiuti di Stato illegali.

Tutto finito? Ovviamente, no. Un altro capitolo della lunga saga arriva il 15 settembre 2016 quando il Tribunale di Bruxelles boccia i ricorsi che chiedevano l’annullamento della decisione della Commissione e, dunque, la richiesta di far pagare agli enti ecclesiastici la tassa di proprietà sugli immobili non versata tra il 2008 e il 2012.

Tutti contenti? No. 

RICORSO “RICEVIBILE”, UN PRECEDENTE PERICOLOSO – La sentenza però non è passata inosservata, specie per gli addetti ai lavori, dichiarando “ricevibile” il ricorso. Per molti una piccola grande rivoluzione, visto che mai era stata applicata agli aiuti di Stato la nuova norma del Trattato di Lisbona che, di fatto, allarga la platea dei soggetti che hanno diritto ad impugnare le decisioni della Commissione europea. Un precedente pericoloso che di fatto potrebbe rendere le sue decisioni più attaccabili con la Commissione, appunto, pronta a dare battaglia.

AL VIA CAUSA D’IMPUGNAZIONE – Ed è proprio sull’aspetto dell’irricevibilità dei ricorsi che è imperniata l’impugnazione proposta dalla Commissione.

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