Entrate: dirigenti nulli declassati a funzionari. E le cartelle esattoriali?

Il ministro Padoan interviene sul caos dentro l'agenzia delle Entrate dopo la sentenza della Consulta

Con la sentenza della Corte Costituzionale che li ha dichiarati illegittimi, circa 800 dirigenti dell’Agenzia delle Entrate sono stati retrocessi al ruolo di funzionari, con stipendi più che dimezzati. Le loro funzioni, cioè la firma sulle cartelle esattoriali, per esempio, restano valide, secondo quanto ha riferito il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan: i dirigenti legittimi istruiranno ad interim le pratiche prima di delegare di nuovo i funzionari stessi (gli ex dirigenti).

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L’INTERVENTO – Il ministro così ha risposto all’interrogazione: “Non si intravedono rischi di invalidità degli avvisi e delle cartelle esattoriali emesse” da dirigenti dichiarati illegittimi dalla sentenza della Consulta. L’affidamento di incarichi dirigenziali a funzionari si è rivelato uno strumento necessario per far fronte a carenze di organico dirigenziale delle Agenzie”. Ha aggiunto poi il: “Ferma la necessità di tener conto delle indicazioni emerse dalla sentenza della Corte costituzionale – ha concluso – si stanno valutando soluzioni possibili per assicurare piena funzionalità all’operato delle Agenzie”. (Continua sotto)

DECLASSAMENTO – Il declassamento dei tanti dirigenti provoca comunque un problema di gestione del personale non indifferente. Padoan invoca una soluzione strutturale e non solo un tampone provvisorio: possibile taglio drastico dei carichi dirigenziali accompagnato dalla creazione ex novo di una specie di fascia pre-dirigenziale dove allocare tutti gli ex dirigenti.

IL PROBLEMA GIURIDICO – Resta tuttavia difficile comprendere come il ministro parli come se già conoscesse l’orientamento che, in merito, assumeranno i giudici, orientamento che invece – come segnala La Legge Per Tutti – sino ad oggi ha sempre ritenuto gli atti fiscali, firmati da personale non munito di delega, nulli o del tutto inesistenti. Forse il ministro ha avuto un colloquio con i giudici della Cassazione o con tutti i magistrati delle Commissioni Tributarie a cui i contribuenti potrebbero rivolgersi? Cosa fa pensare al ministro che le aule dei tribunali non accoglieranno le pretese di un popolo di contribuenti tartassati e che ora chiede solo che si applichino gli stessi principi giuridici per come sino ad oggi interpretati?

Evidentemente, il ministro parla con le stesse cognizioni giuridiche di chi, sino ad oggi, ha fatto affidamento su una legge dichiarata incostituzionale, perché palesemente lesiva dell’articolo 97 della Costituzione (obbligo di concorso per i pubblici dipendenti). Così come incostituzionali sono state dichiarate tutte le successive proroghe della predetta norma del 2012. Non una, dunque, ma svariate illegalità.

Insomma, sarebbe opportuno che dalle istituzioni politiche uscissero esternazioni di carattere politico e non, invece, sostitutive dei compiti della magistratura. Ad essa e non ad altri, spetterà l’ultima parola. Anni di sentenze, finora, sono state univoche nel ritenere nulli gli atti firmati da funzionari non solo quando  privi di potere, ma addirittura, nel caso in cui, benché regolarmente muniti di delega dal capo ufficio, abbiano “dimenticato” di produrla in giudizio.

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