E ora la crisi di governo rischia di riaprire il capitolo Imu

Quasi sicuro il pagamento della seconda rata, molto probabile quello della prima

La crisi di governo aperta dal Pdl potrebbe costare davvero cara in termini strettamente economici. L’aumento dell’Iva da martedì 1° ottobre è cosa fatta, oltre all’impennata dello spread – che riapre uno scenario allarmante sul nostro debito pubblico – all’orizzonte si affaccia il ritorno dell’Imu prima casa.
Entro il 15 ottobre il governo si era infatti impegnato a trovare i 2,4 miliardi di euro necessari per permettere agli italiani di non pagare l’imposta sulle prime abitazioni. Ma con la situazione che si è venuta a creare è possibile che la legge di stabilità diventi una chimera e a quel punto, trovandosi il decreto legge sull’imu impantanato in Parlamento, i proprietari si troverebbero a dover pagare la rata di dicembre e molto probabilmente pure quella di giugno.
PRIMA RATA – E’ stata cancellata la prima rata con decreto legge (102/2013) che ha tempo fino al 30 ottobre di essere convertito in legge, cioè, se il Parlamento non  lo ratifica, decade. Solo una maggioranza diversa potrebbe convertire il decreto con modifiche sostanziali ma appunto ciò presuppone uno nuovo scenario politico e una maggioranza parlamentare diversa. Se non viene convertito in legge il decreto pagheranno la prima rata Imu i proprietari di abitazione principale. Insieme a loro i possessori di terreni e fabbricati agricoli, gli inquilini di case popolari, gli assegnatari di proprietà indivise, chi per lavoro (forze dell’ordine, funzionari di Stato o prefettizi) si trasferisce in un’altra città. Decadrebbe anche l’esenzione assoluta Imu per gli immobili merce, ovvero i beni strumentali delle imprese.
SECONDA RATA – A differenza della prima rata, la cancellazione della seconda è stata decisa solo informalmente attraverso un accordo verbale di maggioranza. Non è stato emanato alcun provvedimento, non esiste una legge o un decreto in proposito. E una copertura finanziaria della cancellazione è tutta da inventare. Si gioca, a livello contabile, sul livello di innalzamento delle detrazioni per ottenere una più vasta platea di esentati. Con un miliardo di euro e la detrazione aumentata da 200 a 437 euro risulterebbe esente il 68% dei proprietari di prima casa. Con 1,5 miliardi e la detrazione fino a 508 euro pagherebbe un proprietario su 4. Con due miliardi di dotazione la platea di proprietari paganti si assottiglierebbe fino al 13% sul totale (87% di Imu esenti).
I CONTI PUBBLICI – Il deficit italiano è già leggermente oltre il 3% tollerato, e da Bruxelles non ne vogliono sapere di ulteriori infrazioni. Se la cancellazione dell’imu prima casa era già stata vista con sospetto, visto che le coperture non sembravano abbastanza solide, ora che le coperture di fatto non esistono l’operazione diventa decisamente più complicata. Dal 2014 inoltre inoltre in vigore la riforma costituzionale che rende obbligatorio il pareggio di bilancio con un tetto alla spesa pubblica.

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