Draghi affonda il Superbonus 110%. Si sollevano i Cinquestelle

Il Premier Mario Draghi a Strasburgo afferma che i prezzi delle ristrutturazioni sono triplicati a causa della misura e fa sollevare le forze politiche

“Il nostro governo è nato come governo ecologico, fa del clima e della transizione digitale i suoi pilastri più importanti. Il ministro dell’ambiente è stato straordinario, ha fatto provvedimenti straordinari. Ma possiamo non essere d’accordo su tutto. Non siamo d’accordo sulla validità del Superbonus 110%. Cito un esempio: il costo di efficientamento è più che triplicato grazie ai provvedimenti del 110%, i prezzi degli investimenti necessari per le ristrutturazione sono più che triplicati perché il 110% di per sé toglie l’incentivo alla trattativa sul prezzo. Poi, le cose vanno avanti in Parlamento, il governo ha fatto quel che poteva e il nostro ministro è molto bravo”. È quanto ha affermato ieri il presidente del Consiglio Mario Draghi nella sua replica al Parlamento europeo di Strasburgo. Parole che, dopo il mancato sì del Movimento 5 stelle in Consiglio dei ministri al decreto Aiuti a causa della norma sul termovalorizzatore da realizzare a Roma, hanno fatto salire nuovamente la tensione tra premier e pentastellati.

Le strette del governo Draghi al Superbonus 110%

Definito, lo scorso febbraio, dal ministro dell’Economia Daniele Franco il mezzo con cui si è organizzata “una tra le più grandi truffe che la Repubblica abbia mai visto”, il Superbonus 110% è stato al centro di polemiche fin dall’autunno scorso. La misura – cavallo di battaglia dei Cinque stelle ma sulla quale Draghi ha sempre espresso i suoi dubbi – è stata oggetto di progressive strette suo utilizzo da parte del Governo. Interventi messi in atto con l’obiettivo di combattere le truffe ma che hanno avuto, allo stesso tempo,  l’effetto di alimentare critiche e polemiche politiche. Il Superbonus era finito nel mirino del Governo già in autunno, quando venne varato il dl anti-frodi che aggiungeva due passaggi burocratici piuttosto lunghi e complessi all’iter per accedere ai bonus edilizi, ovvero il visto di conformità e l’asseverazione della congruità dei prezzi.

Con la finanziaria il Governo ha provato a ridimensionare l’agevolazione per il 2022: vorrebbe ridurne la platea (limitandolo ai condomini ed escludendo le villette) ma invece il pressing politico lo costringe a confermare il bonus per tutti. Con un unico limite per le villette unifamiliari: effettuare il 30% dei lavori entro giugno. Limite proprio ieri prorogato a settembre. A febbraio, scatta un nuovo tentativo di aggredire le truffe che l’Agenzia delle Entrate aveva quantificato nella cifra monstre di 4,4 miliardi di euro: con il dl Sostegni ter arriva il blocco delle cessioni multiple dei crediti fiscali incamerati dalle banche. Una decisione che ha portato alla progressiva chiusura dei rubinetti da parte degli istituti di credito, e poi di Poste e Cdp, che avendo acquisito già troppi crediti non accettavano nuove richieste. Anche questo “effetto collaterale” è stato successivamente affrontato, consentendo fino a due ulteriori cessioni a istituti bancari.

L’ira del Movimento Cinque Stelle

Contro le parole del premier, definite “irricevibili”, si sono scagliati i Cinque stelle. “È evidente che Mario Draghi attacca il Superbonus per prendere di mira il Movimento 5 Stelle, ma pur di farlo dimentica che sta giocando, ormai da mesi, sulla pelle di milioni di lavoratori, famiglie e imprese. E lo fa proprio a Bruxelles, dove soltanto pochi mesi fa è arrivata la conferma che la nostra agevolazione edilizia è considerata una buona pratica da prendere ad esempio – commentano in una nota le deputate e i deputati del Movimento 5 Stelle in commissione Ambiente e Attività produttive –. Draghi dimentica le ripercussioni positive su Pil, posti di lavoro e nascita di nuove imprese e soprattutto calpesta i diritti dei tanti soggetti messi in fortissima difficoltà dal blocco che il ministro Franco e lo stesso Presidente del Consiglio hanno determinato al meccanismo della cessione del credito. Il Movimento 5 Stelle ha sempre chiesto confronto e ascolto di tutte le parti interessate. Il nostro scambio con imprese, tecnici e con tutti gli addetti ai lavori è continuo e abbiamo dato sempre massima disponibilità a discutere con il Governo di interventi migliorativi, ma Draghi e Franco hanno sempre agito in solitudine, ignorando anche le istanze delle associazioni imprenditoriali e professionali, facendo danni che poi noi abbiamo dovuto cercare di correggere in Parlamento. Il presidente del Consiglio parla di ‘Governo ecologico’ nelle ore in cui dà il via al commissariamento di Roma per realizzare l’inceneritore: evidentemente ha un concetto di ecologia e di transizione ecologica decisamente confuso, ma il Movimento 5 Stelle è la forza di maggioranza relativa in Parlamento e ha una compagine di ministri che ha mostrato coesione e convinzione nella direzione della sostenibilità, dell’efficienza energetica e delle ecoenergie. Faremo sentire – concludono i pentastellati – tutto il peso della nostra presenza alle Camere e in Consiglio dei ministri”.

La replica di Confedilizia

Critiche alla posizione di Draghi arrivano anche da Confedilizia. “Il Presidente del Consiglio ha detto oggi di essere contrario al Superbonus del 110 per cento per gli interventi di miglioramento sismico e risparmio energetico degli edifici, in quanto foriero di aumenti dei prezzi. Il problema segnalato dal premier esiste, anche se l’aumento dei prezzi è stato determinato da molteplici fattori ma quel che lascia perplessi è il fatto che il Governo, impossibilitato a bloccare questa misura in quanto voluta dalla quasi totalità del Parlamento, abbia introdotto negli ultimi mesi evidenti ostacoli alla sua concreta applicazione, in particolare attraverso i limiti imposti alla cessione del credito – ha affermato il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa –. Questo modo di procedere, oltre a non distinguersi per trasparenza, ha prodotto due conseguenze molto negative: la prima è stata quella di mettere in estrema difficoltà, in alcuni casi addirittura in crisi, imprese, professionisti e proprietari che avevano i cantieri aperti; la seconda è stata quella di bloccare l’utilizzo anche di tutti gli altri incentivi per interventi sugli immobili, per i quali il meccanismo di cessione del credito e sconto in fattura consentiva un’applicazione anche da parte di cittadini a reddito medio-basso”.