DL Fisco, carcere per gli evasori: c’è l’accordo. Confindustria furiosa

Spaccatura nella maggioranza (Iv ha votato contro) sulle correzioni al testo riguardanti l’inasprimento delle sanzioni penali per i reati tributari

Via libera della Commissione Finanze della Camera al decreto fiscale. Dopo 14 ore di lavori, incassato il mandato al relatore, il testo può passare all’Aula per la discussione generale che, inizialmente prevista per questa sera, slitta a domani.

Il provvedimento che verrà esaminato domani dall’Assemblea, in prima lettura, scade il 25 e, pertanto, viene dato per certo il ricorso al voto di fiducia da parte del Governo.

Nel corso della lunga maratona notturna la maggioranza si è divisa sulle correzioni al testo riguardanti l’inasprimento delle sanzioni penali per i reati tributari, con il sì di M5s, Pd e Leu e il no di Italia Viva: resta l’innalzamento complessivo delle pene ma sarà meno consistente per i reati minori. Una norma che non piace neanche a Confindustria. “L’emendamento che riscrive l’art.39 del Dl fiscale depositato ieri sera dal Governo, se da un lato affronta alcune delle criticità che avevamo evidenziato in audizione, dall’altro vanifica questi miglioramenti, estendendo ulteriormente l’ambito applicativo del decreto 231 ai reati tributari – dice Confindustria –. È un approccio iper repressivo, che moltiplica le sanzioni sulle stesse fattispecie. La confisca allargata resta comunque un’anomalia, perché estende misure eccezionali pensate per la criminalità mafiosa a reati di natura completamente diversa e i correttivi apportati vengono completamente annullati dall’intervento in tema di responsabilità 231″.

In mattinata la discussione ha visto anche la contestazione di Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia che hanno abbandonato i lavori della commissione in segno di protesta contro l’emendamento del governo sul carcere agli evasori e le norme sugli appalti.

Altro punto di scontro all’interno della maggioranza il rinvio dell’applicazione della legge “spazzacorrotti” per equiparare le regole di trasparenza tra partiti e fondazioni. Anche in questo caso Italia Viva ha votato no, al contrario di M5s, Pd e Leu. “La decisione di rinviare l’applicazione della spazzacorrotti per equiparare le regole di trasparenza tra partiti e fondazioni è un clamoroso errore che la commissione ha fatto nottetempo col voto favorevole di M5s, Pd e Leu e il voto contrario di Italia Viva”, scrive su Twitter il deputato di Italia Viva Luigi Marattin. Parole rilanciate da Matteo Renzi, che aggiunge: “Di giorno sui social fanno i moralisti, di notte in commissione salvano le loro fondazioni”.

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