Crisi di Governo, cosa ne sarà della Flat Tax

La Lega insiste sulla fattibilità della Flat Tax al 15%, finanziata in parte con la cancellazione del bonus Renzi

In attesa che la crisi di Governo venga “calendarizzata” nel corso della riunione dei Capigruppo di Camera e Senato, le forze politiche iniziano già a dettare i temi di discussione della prossima campagna elettorale.

A tenere banco in queste prime ore della crisi sono ovviamente tematiche economico-finanziarie, con la Lega e il suo leader Salvini che insistono sulla fattibilità della Flat Tax. Quella che doveva essere la “misura regina” della seconda Legge di Bilancio del governo giallo-verde, infatti, verrà riproposta anche dal prossimo Esecutivo, nel caso in cui la Lega dovesse vincere le elezioni o far parte della coalizione vincente. Lo ha ribadito lo stesso Salvini, affermando che dopo aver smontato la Legge Fornero è arrivato il momento di abbassare le tasse a cittadini e imprenditori, applicando la flat tax al 15% a moltissimi italiani.

Il piano economico-finanziario della Lega, però, è più complesso e a rivelarne sono i 5 stelle. Nelle ultime ore, gli ormai ex alleati di governo hanno svelato le misure che il partito di Salvini vorrebbe attuare. Anche in deficit e senza il consenso dell’Unione Europea. Nello specifico, la Legge di Bilancio 2020 targata Carroccio dovrebbe valere fino a 35 miliardi di euro, necessari per disinnescare le clausole di salvaguardia dell’IVA (23 miliardi di euro), per spese indifferibili (4-5 miliardi di euro) e la Flat Tax, che sarebbe in parte finanziata dal taglio degli 80 euro di Renzi.

Come accennato, però, affinché questa manovra possa trovare le coperture economiche necessarie si dovrà necessariamente sforare il patto di stabilità e portare il rapporto tra deficit e PIL al 3,5%, andando così contro le raccomandazioni arrivate da Bruxelles nei mesi e nelle settimane passate. Lo stesso Salvini ha ammesso che cercherà di intavolare una discussione con i vertici dell’Unione Europea ma, se non dovesse trovare un accordo, procederà ugualmente per la propria strada.

Se dovesse configurarsi una situazione del genere, la condizione economica-finanziaria dell’Italia potrebbe risentirne non poco. I mercati non hanno reagito in maniera ottimale alla crisi agostana: la Borsa di Milano ha bruciato 15 miliardi di euro, mentre lo spread con i Bund tedeschi è salito di 30 punti base. Un’eventuale scontro con l’Unione Europea potrebbe far schizzare nuovamente il rendimento dei titoli di stato italiano, con conseguenze nefaste per le malandate casse statali.

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