Controlli incrociati del Fisco sulle dichiarazioni dei redditi: cosa c’è da sapere

Grazie ai nuovi sistemi informatici, l’Agenzia delle Entrate può scovare facilmente le evasioni fiscali: ecco come

L’evasione fiscale, per quanto possa essere ancora oggi una pratica diffusa da molti contribuenti, può essere scoperta dall’Agenzia delle Entrate.

Il Fisco può fare un controllo avvalendosi dei propri dipendenti, ma oggi grazie all’ausilio di banche dati, computer e archivi informatizzati, l’Agenzia delle Entrate può stanare un’evasione fiscale molto più facilmente. E questo grazie a un software specifico che confronta le comunicazioni fornite dai contribuenti, incrociandole tra loro.

I controlli incrociati, sono appunto quelli che vengono eseguiti in automatico dal software dell’Agenzia delle Entrate, verificando la posizione di due soggetti diversi. Vengono effettuati sia per piccole che per grandi evasioni, con il limite di decadenza per i controlli, ovvero 5 anni per compensi non indicati nella dichiarazione dei redditi presentata in maniera regolare e 7 anni in caso di mancata dichiarazione dei redditi.

I controlli incrociati possono essere svolti ad esempio su:

  • spese in detrazione;
  • ritenute alla fonte;
  • fatture false;
  • dichiarazioni iva.

Il controllo incrociato può riguardare le spese legate alle detrazioni fiscali e alle spese mediche. Il contribuente è tenuto a conservare gli scontrini fiscali e le ricevute che devono poi essere presentate nella dichiarazione dei redditi. Qualora il fisco non dovesse trovare il corrispondente nella dichiarazione dell’emittente, scatterebbe un controllo per quest’ultimo. A questo punto entra in gioco il software che incrocia i dati, controllando chi deve registrare la fattura tramite chi la scarica.

Anche le ritenute sulle fatture possono essere soggette a controlli incrociati. Molto spesso chi deve pagare un professionista, deve trattenere una somma che va poi comunicata allo Stato. Se però il professionista non dichiara questo reddito al Fisco, viene comunque scoperto tramite un controllo incrociato delle ritenute subìte.

I controlli incrociati vengono utilizzati soprattutto per scovare le fatture false, un fenomeno che un tempo era difficile da verificare se non attraverso indagini penali o intercettazioni telefoniche. Oggi invece è tutto molto più semplice grazie ai sistemi informatizzati. Anche in questo caso, il software va a confrontare le fatture emesse dal contribuente verso un soggetto e i dati che quest’ultimo ha inviato all’Agenzia delle Entrate. Se vengono rilevate delle discordanze, scattano i controlli fiscali. Un meccanismo che però presenta alcune anomalie, ad esempio nel caso in cui i dati comunicati dal contribuente siano errati: in questo caso scattano controlli inutili. Gli errori possono però essere causati anche qualora il contribuente ritenga inutile registrare fatture a bassi importi, mentre invece l’emittente comunica la fattura.

Dai controlli incrociati non sono esentate le dichiarazioni Iva. L’Agenzia controlla infatti, se quanto è stato dichiarato a titolo di versamento Iva dovuto, è stato pagato. I contribuenti che non hanno provveduto a eseguire il pagamento o lo hanno fatto in misura minore, ricevono una “lettera – compliance”, direttamente dall’Agenzia delle Entrate con l’invito al ravvedimento.

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