Controlli fiscali a tappeto, privacy a rischio? Quando è possibile agire in deroga al Garante

La Legge di Bilancio modifica il Codice della Privacy, consentendo alla GdF e all'AdE di aggirare i paletti della privacy

Se si finisce nel mirino della Guardia di Finanza e dell’Agenzia delle Entrate, il diritto a difendere la propria privacy potrebbe anche essere un lontano ricordo.

Sembrerà un’esagerazione, ma per molti analisti di settore, l’articolo 86 della bozza di Legge di Bilancio 2020 sembra proprio far presagire questo scenario. Nel testo, infatti, si legge che le operazione tese a prevenire e contrastare l’evasione fiscale sono diventate di “rilevante interesse pubblico”. Insomma, la lotta all’evasione e all’elusione fa un nuovo salto di qualità, ma a rimetterci sembra essere la possibilità per i contribuenti di esercitare i diritti invece previsti dalla normativa sulla privacy.

In particolare, il nuovo ordinamento va a modificare l’articolo 2 comma 11 del decreto legislativo 196/2003 (il vecchio Codice in materia di protezione dei dati personali), limitando così l’esercizio dei diritti previsti agli articoli da 15 a 22 dello stesso Codice. Ciò vuol dire che i contribuenti non potranno esercitare il diritto di accesso alle loro informazioni personale, né procedere alla loro correzione o cancellazione nel caso risultino incomplete o errate.

Lo schema messo a punto dall’amministrazione finanziaria, comunque, sembra essere a prova di violazione. Nello specifico, verrà messo in atto quanto previsto dall’articolo 24 del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (il Regolamento UE 2016/679). Prima di poter utilizzare i dati dell’anagrafe dei rapporti finanziari (ossia il flusso di denaro che viene movimentato a nostro nome tra vari conti correnti e investimenti), le Fiamme Gialle dovranno mettere in atto processi di pseudonimizzazione e anonimizzazione, in modo da renderli “non identificabili”. I profili dei contribuenti, e i loro dati finanziari, verranno collegati a un seriale univoco, che potrebbe servire in un secondo momento.

Solo nel caso in cui dovessero emergere dei profili di rischio, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate potranno procedere al “percorso inverso”, ricollegando il seriale al profilo personale del contribuente e dando così avvio a indaggini più approfondite. Il tutto, come accennato, senza che i contribuenti possano sapere come i sistemi informatizzati messi a punto dall’autorità giudiziaria utilizzino i loro dati.

Insomma, secondo alcuni il Governo si sarebbe spinto un po’ troppo in là nel determinare gli strumenti a disposizione degli inquirenti per contrastare l’evasione fiscale. Però, per dire se effettivamente si tratterà di un “Grande fratello finanziario” sarà necessario aspettare del tempo.

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