Cashback, ecco come funziona il piano del Governo 

L'evasione fiscale nel nostro Paese vale metà del Recovery Fund: l'importanza di accelerare sulla riforma fiscale

Prende forma il Piano Italia Cashless messo a punto dal Governo  per incentivare i pagamenti elettronici – con il fine dichiarato di contrastare l’evasione fiscale, uno dei pilastri dell’azione dell’esecutivo come ha ribadito più volte il Premier Conte –  ai nastri di partenza a dicembre.

Serviranno almeno 50 operazioni a semestre con pagamenti in moneta elettronica per ottenere la restituzione del 10% di quanto speso. Come chiarisce il Sole24Ore, oltre al limite di valore fissato in almeno 1.500 euro ogni sei mesi (3.000 euro annui) si introduce quindi anche un limite minimo di transazioni da effettuare (100 l’anno) in formato cashless così da evitare che con una o poche operazioni più elevate si possa accedere comunque al recupero del 10% delle spese effettuate. L’obiettivo, nel più ampio progetto del contrasto al contante e di una società digitalizzata anche nei pagamenti, è quello di spingere quanto più possibile gli italiani a utilizzare la moneta elettronica per le piccole transazioni.

 

Sarà poi riconosciuto un premio di 3 mila euro ciascuno per le prime 100mila persone che nell’arco di 6 mesi, da dicembre 2020 a maggio del prossimo anno, avranno effettuato il maggior numero di transazioni con carte e altri strumenti di pagamento. Per questo premio farà fede il numero di operazioni, non la cifra finale. “5 caffè equivalgono a 5 borse di lusso”, precisano alcune fonti vicine al dossier.

 

Come sottolineato dal Rapporto Ambrosetti della Community-Cashless-Society del 2020, l’operazione cashback e l’intero “Piano Italia Cashless”, che comprende anche lotteria dello scontrino, tetti più bassi all’uso del contante, incentivi all’utilizzo del Pos, detrazioni fiscali solo se pagate in moneta elettronica e un’esenzione fiscale fino a 8 euro per buoni pasto elettronici, contribuirà, su un orizzonte fino al 2025, a generare “un differenziale di ben 36,8 transazioni pro-capite”. 

L’evasione – stimata dal governo in 110 miliardi annui, come l’intera spesa per la Sanità – è una vera e propria piaga nel nostro Paese. Secondo altre fonti attendibili raggiunge, infatti, un totale di 180 miliardi. 

 

Nota a margine: le risorse del Recovery fund ammontano a 209 miliardi, l’evasione tributaria e contributiva (che incide negativamente su welfare e pensioni) è, come detto, di circa 110 miliardi (se non di più). Alla luce di questi numeri, va da sè che la riforma fiscale è più che urgente. 

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