Cartella di pagamento, quando è utile fare ricorso?

Dinanzi al bivio tra il pagamento di una cartella di pagamento e un ricorso è bene prendere una decisione basata su tutte le informazioni necessarie

Se s’intende impugnare una cartella di pagamento occorre conoscere rischi e leggi. Ecco tutte le informazioni utili per prendere una decisione ragionata.

Chiunque riceva una cartella di pagamento inattesa si pone una domanda: pagare o presentare ricorso? Se la cifra in questione non risulta essere particolarmente elevata, la maggior parte delle persone tende a mettersi in regola rapidamente, provvedendo al pagamento richiesto. Presentare ricorso contro l’Agenzia delle Entrate non è infatti cosa semplice o sbrigativa.

Occorre prendere in considerazione l’ipotesi di dover pagare sia la cartella che l’onorario del proprio difensore. Ciò costringe a ragionare sui pro e i contro, così da capire quando realmente convenga impugnare tali ingiunzioni di pagamento.

La legge vigente attualmente consente a svariati contribuenti d’essere esentati dall’eventuale pignoramento. Il riferimento è ad esempio a chi non presenti nessun bene intestato. In potenza si potrebbe evitare il pagamento richiesto fino al giorno proprio decesso.

Altra categoria rientrante nel novero delle ‘eccezioni’ è quella che comprende chi è al di sotto della soglia di povertà. Qualora il debitore fosse in possesso di un’unica casa di proprietà, sfruttata come civile abitazione, questa non potrà essere pignorata (ammesso che non risulti essere di lusso). Ulteriori abitazioni di proprietà invece potrebbero essere poste sotto sequestro, a patto che il debito contratto risulti superiore a 120mila euro.

Impossibile per l’Agenzia delle Entrate tentare di recuperare denaro attraverso la pensione dell’utente in questione, ammesso che l’assegno percepito rientri nella soglia minima vitale di 679.50 euro. Nessun intervento sarà inoltre possibile sul conto corrente ove accreditati stipendio o pensione, qualora il conto risulti inferiore a circa 1359 euro.

A rischiare l’ipoteca della casa è soltanto chi, non rientrando nelle categorie di cui sopra, abbia contratto un debito superiore a 20mila euro. Qualora non si abbia intenzione di vendere l’immobile, un’eventuale ipoteca non avrebbe però concrete conseguenze sull’utente. Per il passaggio dall’ipoteca al pignoramento si dovrà essere in possesso di altri immobili e il debito superiore ai 120mila euro.

Il rischio maggiore è dato dal fermo amministrativo della propria auto. Molti giudici però ritengono impossibile agire in tal senso se la vettura è cointestata. Per avere la certezza di non subire il sequestro dell’auto sarà necessario dimostrare l’utilità della stessa per la propria attività lavorativa.

Alla luce di tali informazioni, sarà possibile prendere la miglior decisione in merito alle proprie condizioni. Impugnare una cartella però non sempre comporta la sospensione della stessa. Tale scelta spetta unicamente al giudice. Pur avviando gli incartamenti necessari per contestare il pagamento richiesto dunque, si potrebbe essere oggetto di pignoramento fino alla sentenza.

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