Canone Rai : le contestazioni vanno presentate alla Commissione Tributaria

Il Canone Rai in bollettà è una novità, introdotta dalla Legge di Stabilità, che, stando ai sondaggi, non è piaciuta a molti. Sapere come effettuare una contestazione è, quindi, importante

E’ da svariati mesi che il canone Rai in bolletta fa molto parlare. In base a nuove norme stabilite dalla cosiddetta Legge di Stabilità, infatti, il canone dovuto per il godimento dei servizi televisivi deve essere pagato insieme alla bolletta per la fornitura di energia elettrica. Ciò è stato deciso per evitare il più possibile il fenomeno dell’ evasione, molto alto quando si parla di canone. Avere la corrente elettrica presuppone il possesso della tv. Per questo il canone è dovuto in maniera obbligatoria, con poche e semplici eccezioni.

Il canone Rai in bolletta nel 2016 verrà dilazionato in due rate, contrariamente a quanto avverrà dal 2017. La prima rata è dovuta insieme alla bolletta per la fornitura elettrica successiva al 1 Luglio e copre i mesi, per l’appunto, fino a Luglio. La seconda, invece, verrà addebitata sulla fattura di Ottobre. L’importo del canone Rai dovuto prima della Legge di Stabilità era pari a 113,50 euro. Per il 2016, invece, esso è stato diminuito ed è pari a 100 euro. Su tale somma si è chiarito non essere dovuta l’Iva al 22% che avrebbe fatto lievitare non di poco i costi.

L’Agenzia delle Entrate ha recentemente chiarito che vigilerà accuratamente affinché gli addebiti relativi al canone Rai in bolletta siano sempre corretti. Sapere, però, a quale giudice rivolgersi in caso di addebito sbagliato è davvero molto importante. Nel caso si fosse vittime di una procedura di questo tipo, occorre rivolgersi esclusivamente al giudice tributario. La competenza, infatti, non è del tribunale ordinario ma della Commissione Tributaria Provinciale. Questo avviene perché il canone Rai, seppur incorporato nella bolletta elettrica, è pur sempre una tassa a sè stante.

I contribuenti che pensano di avere subìto un torto possono anche servirsi dell’autotutela, indirizzando un’apposita raccomandata all’Agenzia delle Entrate , sportello SAT. Ricorrere all’autotutela è un buon metodo per guardare i propri interessi, ma il contemporaneo appello al giudice tributaro offre qualche garanzia in più. Qualora, a seguito di apposite verifiche, venisse riconosciuta la ragione del contribuente, avviene il riaccredito di quanto dovuto direttamente nella bolletta elettrica. Nessuna somma di denaro viene quindi restituita ma solo scontata sulla fattura successiva.

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