Bonus commercianti 2020, gli esclusi dall’indennizzo Inps

L’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale purtroppo non riguarda tutti i commercianti. Ecco chi resta escluso

Brutte notizie, purtroppo, per i commercianti che hanno chiuso la propria attività prima del 2017 senza avere anche il requisito anagrafico per la pensione di vecchiaia.

Come funziona il Bonus commercianti

L’indennizzo per la cessazione definitiva dell’attività commerciale, più comunemente noto come Bonus commercianti, è una prestazione economica concessa a soggetti che svolgono una determinata attività autonoma e che cessano di lavorare senza aver ancora raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia.

L’indennizzo commercianti prevede un’età minima di 62 anni per gli uomini e di 57 anni per le donne, e l’iscrizione da almeno cinque anni alla Gestione dei contributi e delle prestazioni previdenziali degli esercenti attività commerciali. L’importo dell’indennizzo è pari al trattamento minimo di pensione previsto per gli iscritti alla Gestione speciale commercianti. Per il 2019 questo valore è di 513,01 euro.

Chi resta escluso dall’indennizzo

Ma c’è un problema: mentre coloro che hanno chiuso l’attività prima del 31 dicembre 2016 hanno il diritto al beneficio perché per quell’anno erano già state previste proroghe, altri commercianti sono rimasti esclusi dall’indennizzo. Si tratta di coloro che, pur avendo chiuso prima di questa data, non avevano ancora raggiunto i requisiti per la pensione di vecchiaia.

Il Governo ha comunque assicurato attenzione nei confronti della vicenda, come ha spiegato Stanislao Di Piazza, sottosegretario al Welfare, in risposta a specifiche interrogazioni parlamentari in commissione Lavoro alla Camera dei Deputati.

L’interrogazione parlamentare fa chiarezza

Di Piazza ha chiarito che, nonostante l’interesse del Governo, al momento la normativa non copre i commercianti che si trovano in questa situazione. E precisa che in ogni caso gli interventi legislativi che nel tempo hanno introdotto, e successivamente prorogato, l’indennizzo in esame “non hanno mai previsto che quest’ultimo potesse essere erogato per cessazioni prima del periodo di riferimento considerato”.

L’interrogazione parlamentare presentata lo scorso 26 febbraio è servita comunque “ad attirare l’attenzione del Governo sul tema” anche perché la consapevolezza di aver compiuto un passo significativo “non induce certo a rinunciare alla possibilità di compierne di ulteriori, ove si riveli possibile, nella direzione di un ulteriore miglioramento del sistema”.

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