Allarme CGIA: c’è il rischio di una manovra da 18,5 miliardi

La Cgia ha previsto che il costo della manovra di bilancio per il governo potrebbe lievitare fino a 18,5 miliardi di euro: ecco le spese da affrontare

18,5 miliardi di euro. Questo il possibile costo della manovra di bilancio che potrebbe affrontare il nuovo governo in carica. Lo ha detto l’Associazione artigiani piccole imprese Mestre (Cgia), che ha fatto dei calcoli sulle spese da sostenere entro il 2019.

Per evitare l’aumento dell’aliquota Iva all’11,5% (e quella attualmente al 22% addirittura al 24,2%), correggere i conti pubblici e sostenere le spese che si sa già dovranno essere affrontate, il nuovo governo in carica potrebbe spendere cifre da capogiro. La Cgia di Mestre ha calcolato che la manovra di bilancio avrà un valore di 18,5 milardi di euro.

12,4 miliardi dovranno essere stanziati per evitare l’aumento dell’Iva (che, altrimenti, lieviterebbe di ben due punti percentuali). 2 miliardi servono invece per rinnovare il contratto con gli statali, 140 milioni per non far aumentare le spese del carburante, 500 milioni sono costi indifferibili e 3,5 miliardi sono destinati all’Unione Europea per il famigerato “pareggio di bilancio”. In base a questi importi, quindi, la Cgia ha fatto i suoi calcoli: e il costo della manovra di bilancio è nient’affatto rassicurante.

«Purtroppo l’entità di questa manovra stride in maniera evidente con le promesse elettorali avanzate nelle settimane scorse da coloro che oggi scalpitano per guidare il Paese – ha commentato in una nota Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia – Dopo l’ubriacatura che abbiamo subito leggendo gli effetti positivi dovuti all’applicazione della flat tax, del reddito di cittadinanza o dalla cancellazione della legge Fornero, sarà interessante capire come, in pochi mesi, chi ci governerà recupererà oltre un punto di Pil».

La situazione descritta dalla Cgia non è affatto rosea. Non solo la manovra di bilancio potrebbe essere troppo costosa – e disastrosa dal punto di vista dell’Iva se non si dovessero trovare i 12,4 miliardi – ma il nostro paese potrebbe non uscire dalla stagnazione. Una delle cose da fare, soprattutto, sarebbe tornare a investire nella ricerca, un tempo fiore all’occhiello dell’Italia e lasciata da parte negli ultimi anni a causa della crisi economica. I settori in cui il governo dovrebbe puntare sono non solo la scuola e la formazione, ma anche quelli ad alta innovazione tecnologica. Senza contare la messa in sicurezza del paese: molte abitazioni sono costruite in zone sismiche e corrono dei gravi rischi. L’intervento non può più essere rimandato.

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