Affitti, la cedolare secca va estesa a uffici e negozi

L'introduzione della cedolare secca sugli affitti di uffici e negozi potrebbe trovare spazio nella legge di Bilancio 2018

L’introduzione della cedolare secca sugli affitti di uffici e negozi potrebbe trovare spazio nella legge di Bilancio 2018. Il tema, infatti, rientra nella lista di quelli che saranno discussi dalla commissione Bilancio del Senato, impegnata nell’esame delle proposte di modifica. La relatrice, Magda Zanoni (Pd), durante una pausa dei lavori spiega che ”ci sono parecchi emendamenti ed è un tema su cui relatore e il governo sono molto sensibili”.

La proposta è infatti quella di introdurre una cedolare secca al 15% per gli immobili ad uso commerciale sfitti da almeno due anni e situati nei centri storici, con lo scopo di agevolare la riapertura di bar, negozi, botteghe artigiane e altre attività.

Un’idea che Confedilizia aveva proposto a Parlamento e a Governo già da qualche tempo: l’introduzione di una tassazione sostitutiva anche per gli affitti non abitativi, a partire da quelli dei locali commerciali. Un comparto nel quale la redditività – a causa del cumulo fra imposizione reddituale Irpef e carico patrimoniale con Imu e Tasi – è ormai inesistente e che vede gran parte dei proprietari determinati a liberarsi dei loro immobili, dando luogo a quell’epidemia di negozi vuoti che sta facendo morire le nostre città.

La cedolare secca sugli affitti (varata nel 2011, sia pure limitatamente alle locazioni di immobili abitativi da parte di persone fisiche) ha pienamente centrato uno degli obiettivi che si prefiggeva, quello di ridurre l’evasione fiscale. In pochi anni – ci dice il Mef – si è quasi dimezzata sia l’entità delle somme sottratte al fisco sia la propensione all’inadempimento, recuperandosi circa un miliardo di euro. Inoltre, i numeri certificano che, negli ultimi anni, questo è l’unico comparto nel quale la tax compliance – vale a dire l’adempimento spontaneo agli obblighi tributari da parte dei contribuenti – è cresciuta. Ed è, in dati assoluti, nettamente più elevata rispetto agli altri tributi considerati: quasi tripla rispetto all’Irpef sui redditi di impresa e di lavoro autonomo, ma superiore anche a Ires e Iva.

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