Stretta sugli affitti brevi: codice identificativo nel Dl crescita

Critica Confedilizia, esultano invece le associazioni degli albergatori

Arriva il codice unico per identificare tutte le strutture ricettive, insieme a una stretta antievasione sia per gli affitti brevi sia per la tassa di soggiorno. I relatori al decreto crescita hanno depositato un emendamento complessivo sui tre temi. Chi non pubblicherà il suo codice di identificazione, che sarà raccolto in una apposita banca dati, rischia una multa da 500 a 5000 euro. Ai Comuni saranno dati “in forma anonima e aggregata per struttura” i dati delle comunicazioni delle presenze per la pubblica sicurezza

La novità fa parte di un pacchetto di emendamenti al Decreto Crescita (il Dl 34 del 2019, per essere precisi) che verranno presentati nella giornata di domani, lunedì 10 giugno, dai relatori di maggioranza Giulio Centemero (Lega) e Raphael Raduzzi (Movimento 5 stelle). La notizia è stata anticipata dal magazine di informazione economica e finanziaria ItaliaOggi e confermata dal Ministro Il Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo, Gian Marco Centinaio (Lega), che si definisce più che soddisfatto della misura.

L’obiettivo dichiarato di questa nuova norma è quello di combattere eventuali evasioni fiscali o elusioni da parte dei locatari, in particolare quelli che ricorrono a piattaforme online come AirBnb, Booking, HomeAway e siti di annunci. Con l’istituzione della banca dati per gli affitti brevi, infatti, chiunque voglia affittare un proprio immobile anche per pochi giorni l’anno dovrà censirlo presso l’Agenzia delle Entrate, così che l’intero processo possa essere tenuto sotto controllo. «Il nostro obiettivo – spiega in una nota il Ministro del Turismo Centinaio – era arrivare all’approvazione entro l’estate. Ce lo chiedeva tutto il mondo del turismo. Un settore molto importante per il nostro Paese. Con l’impegno di tutti abbiamo raggiunto un risultato importante».

Ma cosa accade con la nuova banca dati degli affitti brevi e cosa dovranno fare i proprietari degli immobili? Prima di tutto, saranno chiamati a registrare il loro appartamento o la stanza che vogliono affittare. Riceveranno così un codice identificativo alfanumerico, che dovranno inserire in tutti gli annunci che pubblicheranno sulle piattaforme di intermediazione, sia fisiche sia virtuali. Questo consentirà all’Agenzia delle Entrate di tracciare gli immobili in affitto e rilevare eventuali anomalie in fase di dichiarazione dei redditi. Nel caso in cui non si adempirà all’obbligo di pubblicazione e promozione del codice identificativo potranno scattare sanzioni tra 500 e 5.000 euro.

La norma, inoltre, ribalta il paradigma secondo il quale dovrebbero essere le piattaforme a segnalare all’Agenzia delle Entrate quali sono gli immobili in affitto e chi i proprietari. Una volta che gli emendamenti saranno approvati, saranno questi ultimi a doversi far carico della comunicazione, in modo che l’Agenzia possa verificare con facilità se saranno effettuati tutti gli adempimenti fiscali del caso.

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