Accertamenti del Fisco sulle fatture, i diritti di difesa del contribuente

Negli accertamenti fiscali di reati tributari il contribuente ha il diritto di controllare tutti i documenti

Il diritto alla difesa, con l’acceso a tutti gli atti da cui emergono i fatti contestati, è assolutamente valido anche nel processo tributario. Pertanto, il contribuente che si vede contestare dal Fisco alcune condotte illecite deve poter esaminare tutti i documenti sui cui si basano tali contestazioni.

Non è sufficiente che il contribuente riceva una sintesi del contenuto dei documenti, riferiti a terze persone, da cui emergono condotte che configurano un illecito fiscale e per le quali il contribuente stesso è coinvolto ed è finito sotto processo. Questa comunicazione, contenuta nel processo verbale di contestazione, notificato al diretto interessato, va necessariamente integrata con i documenti originali, dei quali il contribuente deve essere messo a conoscenza. Solo in questo modo, infatti, potrà pienamente esercitare il diritto di difesa previsto dalla Costituzione.

A maggior ragione questo principio vale per i controlli sulle fatture commerciali e per la contestazione del reato di fatture per operazioni inesistenti. Il reato è disciplinato dall’art.2 Dlgs n. 74/2000, che prevede: “È punito con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi”.

Le pene sono state aumentate con il Decreto Fiscale, da un minimo di quattro anni a un massimo di otto anni di reclusione, nel caso in cui gli importi fittizi indicati in fattura superino i 100 mila euro. Inoltre, in caso di persone giuridiche, le imprese che emettono fatture false rischiano sanzioni fino a 774.500 euro.

Vista la gravità del reato e delle sanzioni applicabili, il contribuente a cui sia contestato il reato di false fatturazioni deve essere messo in condizioni di difendersi e dunque avere piena conoscenza dei documenti che lo riguardano anche se emessi da altri.

Così ha stabilito la sentenza n. 266/2/2019 della Commissione tributaria provinciale di Reggio Emilia in un caso che riguardava un’azienda e un suo fornitore accusato di aver emesso fatture false per non versare l’Iva, con presunta partecipazione alla frode fiscale dell’azienda stessa. La Commissione tributaria ha ritenuto insufficiente che nel processo verbale di contestazione all’azienda fosse riportato solo il contenuto essenziale degli atti di accertamento nei confronti del suo fornitore. Invece, andava comunicato all’azienda coinvolta anche il processo verbale di contestazione a carico del suo fornitore.

Un principio ribadito anche alla Corte di giustizia europea, che con sentenza del 16 ottobre 2019, causa C-189-18, ha stabilito che il Fisco è tenuto a far conoscere al contribuente gli elementi di prova della pretesa nei suoi confronti, anche quando si tratta di atti riguardanti verifiche nei confronti dei suoi fornitori. Atti di cui deve essere messo a conoscenza anche il giudice chiamato a pronunciarsi sul caso.

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