Airbnb, giro di vite: sopra 3 unità immobiliari niente cedolare secca

Il provvedimento, che potrebbe essere portato in Consiglio dei Ministri forse già la prossima settimana

La stretta sugli affitti brevi modello airbnb, più volte annunciata, sta per arrivare. Il “disegno di legge Turismo”, predisposto dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo e collegato alla nuova legge di Bilancio, prevede diverse misure in merito, e potrebbe essere portato in Cdm la prossima settimana.

L’obiettivo è quello di combattere l’abusivismo, promuovere un turismo sostenibile, scongiurare la desertificazione delle aree interne e aiutare le imprese culturali e creative.

Il numero di unità immobiliari
Al centro del Ddl c’è la soglia massima di tre unità immobiliari entro le quali non si viene considerati, a livello fiscale, una vera e propria impresa. Dunque entro i tre appartamenti si può continuare a pagare con la cedolare secca al 21%, oltre i tre appartamenti si entra nel regime fiscale riservato alle imprese.

Una disposizione, questa, che si applica “anche ai contratti stipulati tramite soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare, oppure soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile con persone che dispongono di unità immobiliari da condurre in locazione”.

Trattamento fiscale
Previste diverse agevolazioni, a partire dal credito d’imposta per la riqualificazione, l’accessibilità e la digitalizzazione delle strutture ricettive. È poi prevista l’esenzione su varie imposte (sui redditi, regionali e municipali) per chi avvia o mantiene un’attività economica in un comune delle aeree interne a rischio desertificazione, ovvero con popolazione fino a mille abitanti.

La tassa di soggiorno verrà applicata da parte dei Comuni, in misura riferita in valore percentuale al prezzo effettivamente corrisposto, non superiore al 10%, comunque sino a 5 euro per notte di soggiorno a persona.

Codice identificativo
Viene stabilito inoltre che anche i soggetti che concedono in locazione breve immobili ad uso abitativo sono tenuti a pubblicare il codice identificativo. Misura, quest’ultima già in vigore in alcune regioni, da ultimo in Puglia, con provvedimento pubblicato il 22 febbraio scorso. Al momento l’obbligo è in capo a soggetti titolari delle strutture ricettive, soggetti che esercitano attività di intermediazione immobiliare e i soggetti che gestiscono portali telematici, mettendo in contatto persone in cerca di un immobile, o porzioni, con chi dispone di unità immobiliari, o porzioni, da locare.

Assoturismo
“L’impianto del disegno di legge ci sembra un passo avanti, perché accoglie buona parte delle indicazioni e dei suggerimenti proposti da Assoturismo e dalle altre associazioni. Su Enit e affitti brevi, però, serve più coraggio: abbiamo bisogno di interventi più incisivi. Da mettere meglio a punto anche l’intervento sull’imposta di soggiorno”. Questo il primo commento del presidente di Assoturismo Vittorio Messina delle bozze circolanti del DDL collegato sul Turismo.

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