Zona Euro, PMI robusti ma l’espansione segna il passo

Rallenta leggermente, a settembre, il ritmo di espansione del settore manifatturiero e terziario dell’Eurozona, come parzialmente atteso dagli analisti.

Secondo quanto rilevato da Markit nella stima flash, nel mese in esame il PMI manifatturiero è sceso a 52 punti rispetto ai 52,3 di agosto, posizionandosi ai minimi di 5 mesi. Il dato è comunque perfettamente in linea con le attese degli analisti.

Il PMI dei servizi si è portato invece a 54 punti rispetto ai 54,4 punti del mese precedente (valore minimo su 2 mesi), risultando al di sotto del consensus che aveva indicato 54,2 punti.

Il PMI composito della produzione, infine, scala le marce da 54,3 a 53,9 punti. Anche in questo caso il dato delude le stime che erano per 54,1 punti.

La Francia, che giusto stamane ha annunciato un’economia stagnante nel 2° trimestre, ha continuato a rimanere indietro,
assistendo però ad un incremento che l’ha sollevata rispetto alla fase di semi-stagnazione di agosto. Germania e resto d’Europa hanno invece indicato una crescita più lenta.

Dall’indagine emerge comunque che, nonostante la flessione di settembre, il PMI Flash chiude il trimestre migliore in quattro anni.

“Il PMI di settembre ha mostrato l’ennesima forte espansione dell’economia dell’Eurozona. Nonostante ciò, la crescita non abbastanza forte continua a destare preoccupazioni circa una possibile maggiore inflazione o una forte crescita occupazionale” ha commentato Chris Williamson, capo economista presso Markit.

Secondo Williamson, i dati dell’indagine hanno indicato che l’economia dell’Area Euro, in linea con la tendenza del secondo
trimestre, è aumentata dello 0,4% durante il terzo trimestre. “Ad ogni modo, questo aumento rimane al di sotto
del potenziale tasso di crescita a lungo termine: infatti si prevede un tasso di espansione annuale di appena l’1,6%”, spiega, aggiungendo che “senza ombra di dubbio la Banca Centrale Europea, a causa dei benefici generati dal programma di alleggerimento quantitativo, vorrebbe osservare un maggiore ritorno economico. Detto ciò, rimane opinabile se questi dati
siano sufficientemente deboli da convincere la banca centrale ad attuare misure ancora più aggressive”.

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