Welfare aziendale, Leidi (UBI): “Leva strategica per lo sviluppo dell’azienda”

(Teleborsa) – Il welfare aziendale è sempre più una realtà in divenire che riguarda più il Nord Italia che il Centro-Sud ma che è destinato a estendersi a tutta Italia e diventare un nuovo paradigma nei rapporti industriali e aziendali. È il cuore del Welfare for People, rapporto sul welfare occupazionale e aziendale in Italia promosso dalla Scuola di alta formazione in Relazioni industriali e di lavoro di ADAPT, fondata da Marco Biagi, e dall’Osservatorio UBI Welfare di UBI Banca.

Giunto alla sua seconda edizione, lo studio è stato presentato a Milano dal presidente del Consiglio di Gestione di UBI Banca, Letizia Moratti, e dal coordinatore scientifico di ADAPT, Michele Tiraboschi, con la partecipazione del presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, e il Segretario Generale della CISL, Annamaria Furlan.

Ne abbiamo parlato con Rossella Leidi, Vice Direttore Generale e Chief Wealth and Welfare Officer UBI banca.

Welfare for People è alla sua seconda edizione: quali sono i risultati e quali i dati più significativi?

“Welfare for people è una piattaforma di open innovation che raccoglie evidenze maturate nel corso dell’anno. In questa seconda edizione si è sottolineata la visione territoriale del welfare con focus sulla provincia di Bergamo e Brescia. Qui si è evidenziata un’importante diffusione del welfare aziendale con oltre il 70% delle aziende del territorio che prevedono forme di welfare. Tra queste, una buona percentuale utilizza le conversioni dei premi produttività in flexible benefit.

L’altro aspetto, a livello territoriale, riguarda la diffusione geografica con una netta prevalenza del Nord dove si trova circa il 70% dei contratti analizzati, e il resto distribuito al Centro e parzialmente al Sud. È però una situazione in evoluzione e ci siamo muovendo molto in una logica di cooperazione con associazioni datoriali del Centro e del Sud proprio per diffondere una cultura di welfare anche in quelle zone.

C’è poi un tema di analisi delle tipologie di servizi e il tentativo di definire un vero e proprio indice, il Welfare index, che evidenzi come l’insieme delle misure possa essere più o meno vicino a un concetto di welfare in senso stretto, cioè legato alla protezione e alla previdenza.

Terzo tema è quello della sanità integrativa nell’ambito dei contratti: anche qui si evidenzia un miglioramento importante soprattutto a livello qualitativo.

Complessivamente parlando, possiamo dire che stiamo vedendo come il welfare aziendale sia un fenomeno strutturale, non limitato alla situazione contingente. Abbiamo assistito a una forte crescita della consapevolezza dell’importanza di strutturare piani di welfare e del farlo non tanto e solo come modalità per ottenere un beneficio fiscale ma soprattutto come leva strategica dell’azienda anche nella ridefinizione dei rapporti di lavoro e delle relazioni industriali in un contesto di fortissimo cambiamento quale è quello che stiamo vivendo anche (e non solo) per effetto della digitalizzazione.

Quali sono i fattori di crescita per il welfare aziendale?

Sicuramente, come dicevamo prima, la consapevolezza che il welfare sia una leva strategica per lo sviluppo dell’azienda connessa con lo sviluppo dei suoi territori di radicamento. Uno dei fattori che può determinare lo sviluppo e quindi un cambio di paradigma è la consapevolezza che ha molto più valore un welfare integrato rispetto a uno specifico e privato.

È un po’ quello che come UBI banca stiamo cercando di portare avanti, cioè far sì che lo stato di salute dell’azienda possa ricadere in termini di benefici sui territori tramite soluzioni integrate che possano racchiudere l’ecosistema territoriale delle diverse comunità. In questo modo speriamo che i territori più forti, protetti e strutturati con servizi creino le premesse perché le aziende possano continuare a vivere sul territorio, a svilupparsi e ad attrarre talenti.

È anche il motivo per cui UBI ha creato il welfare su misura

Esattamente. Le nostre proposte di welfare sono assolutamente personalizzabili e riflettono davvero le dimensioni territoriali. Questo vale anche per un’azienda che ha molte sedi quale è UBI stessa: noi abbiamo prima di tutto lavorato su di noi e poi esportato la nostra esperienza. In questo modo anche le aziende con diverse sedi hanno la possibilità di offrire ai loro dipendenti servizi geolocalizzati per ogni singolo territorio, creando così piccoli o grandi ecosistemi di servizi nelle diverse sedi dove i dipendenti lavorano e vivono.

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