Wall Street cerca più IPO: meno trasparenza per le matricole

(Teleborsa) – La deregulation promossa da Trump per rivitalizzare l’economia statunitense fa una puntata a Wall Street.

Nel tentativo di aumentare le quotazioni in Borsa, la Securities and Exchange Commission statunitense (SEC), l’equivalente della Consob italiana, ha allentato alcune norme sulle IPO (initial public offering, ossia offerta pubblica iniziale).

A partire dal 10 luglio del 2017 le aziende intenzionate a quotarsi dovranno depositare tutte le informazioni finanziarie presso la SEC, ma non avranno l’obbligo di divulgarle agli investitori fino a 15 giorni prima del road show. Un privilegio, questo, ad oggi concesso solo alle società con ricavi annuali inferiori ad 1 miliardo di dollari.

L’azienda e i suoi fondatori potranno dunque tenere “segrete” le proprie informazioni fino all’avvio dell’IPO. In questo modo, spiega l’autorità americana in una nota, saranno liberi, per esempio, di rinviare la quotazione in caso di volatilità dei mercati o di altri eventi che potrebbero scoraggiare gli investitori.

Tra le informazioni “secretate” rientrano gli obiettivi per cui l’azienda procede alla quotazione, le strategie di business e la performance operativa. Queste resteranno nei file della SEC mentre l’Authority esamina i prospetti informativi.

Come detto, fino ad oggi questa procedura era riservata solo a piccole e medie aziende e start-up. Anche Snap e Twitter ne hanno beneficiato.

Ad introdurla nel 2012 il “Jumpstart Our Business Startups Act”, o JOBS Act.

Wall Street cerca più IPO: meno trasparenza per le matricole
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