Vivendi, UE chiede a Italia notifica norma “Salva Mediaset”

(Teleborsa) – Dopo l’esposto inviato da Vivendi, la cosiddetta norma “salva-Mediaset” introdotta con il decreto Ristori rimane sotto i riflettori di Bruxelles. Nel quadro del dialogo con le autorità nazionali, avviato in seguito alla sentenza emessa il 3 settembre scorso della Corte europea di Giustizia sulla vicenda Vivendi-Mediaset, la Commissione europea ha confermato oggi a Bruxelles che i suoi servizi hanno scritto nuovamente al governo italiano. La lettera – indirizzata a Maurizio Massari, Ambasciatore Rappresentante Permanente dell’Italia all’Unione europea e firmata da Giuseppe Abbamonte – segue quella inviata un mese fa nella quale la Commissione aveva già chiesto all’Italia di notificare la disposizione sul potere dell’Agcom di aprire un’inchiesta per verificare gli effetti sulla concorrenza del pluralismo dell’informazione quando una società opera sia nel settore tlc che in quello dei media. Notifica alla quale il governo italiano non ha ancora proceduto.

“Invitiamo le autorità italiane – si legge nella lettera che ha come oggetto ‘Nuove norme in materia di pluralismo dei media e attuazione sentenza Corte di Giustizia nel caso Vivendi-Agcom’ – a chiarire perché tali norme non siano state notificate ai sensi della sopra citata Direttiva e perché la procedura, che prevede un periodo di status quo di tre mesi, non sia stata seguita. Ricordiamo in questo contesto che, secondo giurisprudenza consolidata della Corte di giustizia dell’Unione Europea, il mancato adempimento dell’obbligo di comunicazione con la relativa procedura da parte degli Stati Membri costituisce un vizio sostanziale della norma in questione che i singoli possono fare valere di fronte al giudice nazionale cui compete la disapplicazione di tal norma”.

“La Commissione – rende noto un portavoce – considera la protezione del pluralismo dei media della massima importanza. Ma le misure nazionali devono essere proporzionate all’obiettivo e non andare al di là di ciò che è necessario per ottenerle, anche tenendo in considerazione la libertà di condurre affari nel mercato interno. Le autorità italiane devono assicurare che le leggi nazionali a protezione del pluralismo dei media rispettino le libertà del Trattato economico come interpretate dalla Corte di Giustizia, anche nella recente sentenza su Vivendi“. Nel dettaglio la sentenza rimette in discussione il modo in cui veniva definito, nella Legge Gasparri, il “sistema integrato delle comunicazioni”, o Sim. In base a questa definizione, il dispositivo a tutela del pluralismo fissava, per le imprese in borsa, delle soglie massime di partecipazione al capitale delle aziende nell’ambito del Sim. Soglie che erano applicate sommando le azioni detenute in entrambi i mercati delle comunicazioni elettroniche, quello della trasmissione e quello della produzione di contenuti. Questo penalizzava in particolare Vivendi nella sua scalata a Mediaset, per via delle sue quote di capitale in Tim. La Corte ha sottolineato invece “che il diritto dell’Unione, per quanto riguarda i servizi di comunicazione elettronica, stabilisce una chiara distinzione tra la produzione di contenuti e la loro trasmissione. Pertanto, le imprese operanti nel settore delle comunicazioni elettroniche, che esercitano un controllo sulla trasmissione dei contenuti, non esercitano necessariamente un controllo sulla produzione di tali contenuti”. Inoltre, pur ammettendo che “una restrizione alla libertà di stabilimento può, in linea di principio, essere giustificata da un obiettivo di interesse generale, quale la tutela del pluralismo dell’informazione e dei media”, la Corte ha considerato il sistema delle soglie previsto per il Sistema integrato delle comunicazioni “non idoneo a conseguire tale obiettivo”.

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