Vitalizi, M5S esulta per il taglio ma non mancano le incognite

Una domanda su tutte: cosa succederà al Senato. Fico fa professione di ottimismo ma...

(Teleborsa) – Il taglio ai vitalizi è stato uno dei cavalli di battaglia in campagna elettorale: pochi mesi dopo il M5S può festeggiare il traguardo della tanto attesa sforbiciata ai danni degli ex parlamentari alla Camera. Un taglio votato anche con il sì di Lega, Fdi e Pd e l’astensione di Fi, mentre Leu non ha partecipato al voto.  Una festa in piena regola con tanto di palloncini colorati e champagne per Luigi Di Maio, mentre Roberto Fico, il presidente della Camera, rivendica la “fine di una grande ingiustizia”, parlando al contempo di “atto rivoluzionario” che precisa che la misura vale oltre 40 milioni l’anno di risparmi, che fanno oltre 200 milioni nell’intera legislatura.
Matteo Salvini che ovviamente sostiene la misura, si spartisce gli applausi coi colleghi di governo pentastellati: “Stop a vecchi e assurdi privilegi. Con la Lega, dalle parole ai fatti”.

COSA PREVEDE LA MISURA – La delibera sarà valida dal primo gennaio 2019 e prevede il taglio di 1.338 assegni, che saranno ricalcolati e dunque abbassati (il totale di quelli erogati alla Camera ammonta a 1.405) mentre gli altri 67 non verranno ritoccati. I 67 riguardano i deputati che hanno versato contributi per 4-5 legislature.

SFORBICIATE ECCELLENTI – Tanti i nomi famosi: l’ex presidente della Federcalcio Antonio Matarrese, ad esempio, vedrebbe più che dimezzarsi il suo assegno, frutto di 5 legislature: passerebbe da 7.709 euro (lordi) a 3.045. Stessa percentuale per un altro big della Prima Repubblica, l’ex ministro socialista Claudio Martelli, in auge per quattro legislature. Per lui l’assegno passa da 8.455 euro a 3.398 lordi.
Finiscono nel mirino anche Veltroni e Prodi avrebbero tagli di 3.000 e 1.000 euro rispettivamente. Nichi Vendola passerebbe da 8 mila a 5 mila euro.

La decurtazione maggiore, però, riguarderà coloro che hanno trascorso in Parlamento il tempo di una sola legislatura: come Gino Paoli, alla Camera solo dall’87 al ’92, beneficiario di un vitalizio da 3.108 euro lordi che saranno ridotti a 1.088. Stessa legislatura e stesso taglio anche per l’ ex onorevole e pornostar Ilona Staller, un nome che fa discutere da sempre. 

CHE SUCCEDERÀ AL SENATO? – Sulla misura però pesa più di una incognita: problemi potrebbero arrivare sia dal Senato, se non dovesse adottare un provvedimento simile, che dalla Consulta, in seguito ai ricorsi già annunciati dagli ex parlamentari. A palazzo Madama, infatti, non tira una buona aria con la presidente Elisabetta Casellati che aveva già avanzato pubblicamente le sue riserve.

Fico, intanto, fa professione di ottimismo e si dice tranquillo, sia per le mosse del Senato, sia per il vaglio della Consulta: “Sono certo che  il Senato andrà avanti, farà le sue valutazioni e arriverà a una soluzione senza dubbio simile”. Per quanto riguarda l’eventuale intervento della Corte costituzionale, possibile a seguito dei ricorsi in tribunale degli ex parlamentari, il presidente della Camera rimanda al mittente le preoccupazioni sostenendo con forza il testo: “Non sono preoccupato, so che la delibera che ho scritto è forte, sostanziale, sostanziosa, che ripara a delle ingiustizie”.

PIOGGIA DI RICORSI – Il timore però è che il provvedimento possa non superare il vaglio della Corte costituzionale, in seguito ai ricorsi che presenteranno gli ex parlamentari colpiti. Scenario questo evocato dal Pd, in particolare con Ettore Rosato: “Lo strumento non è dei migliori, è molto molto debole. La Corte costituzionale probabilmente sanzionerà, e credo ci sia un retro pensiero da parte di chi ha voluto questa delibera: quando la Corte sanzionerà sinistra si stracceranno le vesti per anni…”.

Il rischio che molti partiti vorrebbero evitare è di fare da sponda ad una infinita campagna M5s sui vitalizi, che potrebbe durare anni se la Consulta dovesse poi bocciare la delibera Fico. Un rischio che secondo molti aumenta qualora il Senato decidesse di non seguire le orme di Montecitorio.

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