Visco lancia l’allarme: Effetto spread si ripercuote su famiglie e banche

(Teleborsa) – La netta frenata registrata dal PIL dell’Italia durante il terzo trimestre “è connessa, forse in parte, con fattori di natura transitoria”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, durante il suo intervento alla Giornata Mondiale del Risparmio. Dopo il presidente dell’ABI, Antonio Patuelli, e il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha preso la parola Visco che ha messo in risalto come i problemi di crescita dell’economia italiana non si risolvano aumentando la spesa pubblica.

Il divario di crescita tra l’Italia e il resto dell’area euro è un problema strutturale che non può essere risolto con politiche di stabilizzazione monetaria e un’espansione del bilancio pubblico. La sua causa principale – ha aggiunto il Governatore – è la bassa produttività delle imprese, che hanno risposto con ritardo al drastico cambiamento tecnologico avviatosi un quarto di secolo fa: in questo periodo le imprese italiane hanno innovato in misura generalmente insufficiente e sono cresciute poco“.

I problemi di crescita dell’economia italiana non si risolvono aumentando la spesa pubblica. “E’ problema strutturale che non può essere risolto con politiche di stabilizzazione monetaria e un’espansione del bilancio pubblico”.

Il Governo deve evitare conflitti istituzionali nelle discussioni sulla politica economica, in particolare nel dialogo con l’Unione europea. “Se ne può discutere in sede europea e quando ne ricorrono le condizioni si possono utilizzare tutti i margini consentiti dalle regole e dalle procedure attuali. Le differenze di opinioni non devono però tradursi in un conflitto istituzionale.

La difesa del risparmio, come la lotta alla povertà richiede il ritorno dell’economia su un sentiero di crescita duratura. Le riforme e i cambiamenti necessari possono avere nel breve periodo costi sociali che devono essere attenuati, anche con l’intervento pubblico”.

Nel quadro di graduale aumento delle pressioni inflazionistiche la BCE, l’Italia “può fronteggiare” una futura “uscita dal regime di tassi bassi” senza rischi “a condizione che la politica di bilancio rimanga ancorata alla stabilità e che prosegua il processo di riforma volto al rafforzamento dell’economia. La normalizzazione della politica monetaria” delle Banche centrali “è un processo molto delicato – ha avvertito – come mostra l’esperienza di altri Paesi”.

E’ indispensabile dissipare tutte le “incertezze” sulla partecipazione dell’Italia all’Unione europea e alla zona euro.”Il debito pubblico dell’Italia è sostenibile, ma deve essere chiara la determinazione a mantenerlo tale, ponendo il rapporto tra debito e prodotto su un sentiero credibile di riduzione duratura. Vanno dissipate le incertezze sulla partecipazione convinta dell’Italia all’Unione Europea e alla moneta unica, incertezze che alimentano la volatilità sui mercati finanziari”. “Da queste condizionidipendono la difesa del risparmio delle famiglie e la capacità di sostenere la crescita della nostra economia”.

Da maggio ad agosto “gli investitori esteri hanno effettuato vendite nette di titoli italiani per 82 miliardi, di cui 67 relativi a titoli pubblici”, ha detto il Governatore. “L’ammontare risulta elevato anche quando si tiene conto del fatto che le emissioni nette del Tesoro sono state negative in giugno e in agosto (complessivamente per 17 miliardi).

Parlando dello Spread, Visco ha lanciato l’allarme: il “forte rialzo dello spread BTP-Bund negli ultimi mesi è legato “in parti pressoché uguali” al rischio di default e all’eventualità di un’uscita dell’Italia dall’euro. Il prolungato rialzo sui titoli di stato “deprime il valore dei risparmi accumulati dalle famiglie” direttamente o indirettamente che detengono 100 miliardi di titoli pubblici mentre le banche e società a cui affidano i loro risparmi ne hanno 850 miliardi. Per le banche, spiega, gli effetti si vedono “sull’aumento del costo della raccolta”, caduta delle azioni (-35% da maggio). Il rialzo dei tassi di interesse sui titoli di Stato si riflette negativamente anche sul bilancio pubblico e qualora non venisse riassorbito, l’incremento fin qui registrato provocherebbe, già dal prossimo anno, maggiori spese per interessi per circa 0,3 punti di PIL, oltre 5 miliardi“. “L’aggravio – spiega – salirebbe a mezzo punto nel 2020 e a 0,7 punti nel 2021”.

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