Visco: guerra accentua rischi economia, Italia tra più colpite

(Teleborsa) – “La guerra ha radicalmente accentuato l’incertezza” sulle prospettive economiche dell’Italia. “L’attività produttiva si è indebolita nel primo trimestre, risentendo anche della ripresa dei contagi; dovrebbe rafforzarsi moderatamente in quello in corso”. Lo ha affermato il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, nelle Considerazioni finali in occasione della Relazione annuale 2021. Il conflitto ha ulteriormente spinto i prezzi di energia e materie prime e “l’economia italiana è, con quella tedesca, tra le più colpite dall’aumento del prezzo del gas – ha rilevato – per la quota elevata di importazioni dalla Russia e per la rilevanza dell’industria manifatturiera, che ne fa ampio uso”.

Il governatore ha ricordato che lo scorso gennaio si prevedeva che il Pil tornasse sul livello precedente lo scoppio della pandemia intorno alla metà di quest’anno “e prefiguravamo una solida espansione, superiore in media al 3 per cento, nel biennio 2022-23”. Ma ad aprile “valutavamo che il prolungamento del conflitto in Ucraina avrebbe potuto comportare circa due punti percentuali in meno di crescita, complessivamente, per quest’anno e il prossimo. Le stime più recenti delle maggiori organizzazioni internazionali sono simili. Non si possono però escludere sviluppi più avversi. Se la guerra dovesse sfociare in un’interruzione nelle forniture di gas dalla Russia – ha avvertito Visco – il prodotto potrebbe ridursi nella media del biennio”.

L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia alla fine di febbraio – prosegue Visco – “segna una drammatica cesura nella storia recente. Ha innescato una grave crisi umanitaria e fatto riemergere tensioni tra le diverse aree del mondo che negli ultimi trent’anni sembravano essere state, se non del tutto superate, durevolmente ridotte”.

In aprile – spiega il Governatore- i prezzi al consumo hanno registrato un aumento del 7,4 per cento rispetto allo stesso mese dello scorso anno, sospinti dai rincari dell’energia e, in minor misura, dei prodotti alimentari. Al netto di queste componenti, l’inflazione è stata pari al 3,5 per cento, risentendo anch’essa della trasmissione dei maggiori costi dei prodotti energetici ai prezzi finali degli altri beni e dei servizi. Negli Stati Uniti, invece, l’inflazione di fondo, pari al 6,2 per cento, è di soli due punti percentuali inferiore a quella complessiva, riflesso soprattutto del surriscaldamento della domanda.

Secondo le ultime previsioni delle maggiori istituzioni internazionali e degli analisti privati, la crescita dei prezzi nell’area dell’euro si manterrà elevata quest’anno per poi flettere in modo deciso nel 2023 e tornare successivamente su valori coerenti con la definizione di stabilità monetaria della Banca centrale europea (BCE), che consiste in un’inflazione pari al 2 per cento nel medio termine. Le aspettative degli operatori di mercato, desumibili dalle quotazioni delle attività finanziarie indicizzate ai prezzi al consumo, sono
coerenti con questo profilo.

Secondo il Governatore, “non va però trascurato il rischio di un aumento delle aspettative d’inflazione oltre l’obiettivo di medio termine e dell’avvio di una rincorsa tra prezzi e salari. Al momento le aspettative non si discostano significativamente dal 2 per cento e, a differenza di quanto è avvenuto negli Stati Uniti, la dinamica delle retribuzioni dell’area è sinora rimasta moderata, anche se in alcuni paesi sono state avanzate richieste di recuperi retributivi di elevata entità. Se queste si risolvessero in aumenti una tantum delle retribuzioni, il rischio di un avvio di un circolo vizioso tra inflazione e crescita salariale sarebbe ridotto. Il messaggio è che a un aumento dei salari deve corrispondere un aumento della produttività, in Italia attualmente bassa.


BCE, Sì A RIALZI GRADUALI –
“Superato l’impatto della pandemia sulla domanda finale, non vi sono più preclusioni all’abbandono della politica di tassi ufficiali negativi. Il rialzo, che il Consiglio direttivo della BCE potrà decidere di avviare nell’estate, dovrà procedere tenendo conto della incerta evoluzione delle prospettive economiche. Le condizioni di finanziamento per le famiglie e le imprese, oggi eccezionalmente accomodanti, si manterranno favorevoli; secondo le attuali quotazioni di mercato, nell’area dell’euro in termini reali i tassi di interesse a breve termine resteranno negativi ancora per diversi anni. Per far fronte a esigenze in rapida evoluzione, particolare attenzione andrà dedicata ad assicurare che il processo di normalizzazione della politica monetaria avvenga in modo ordinato e a evitare che emergano fenomeni di frammentazione dei mercati non giustificati dai fondamentali economici.

INFLAZIONE ITALIA – In marzo l’inflazione ha toccato il 6,8 per cento, il massimo dall’inizio degli anni Novanta; è scesa di mezzo punto percentuale in aprile grazie ai recenti provvedimenti su carburanti, energia elettrica e gas. Non si sono finora registrati segnali di trasmissione delle pressioni dai prezzi alle retribuzioni anche per le caratteristiche del modello di contrattazione italiano, disegnato in modo da limitare le ricadute di incrementi dell’inflazione dovuti a shock di natura energetica. Vi hanno contribuito l’ancora incompleto recupero delle ore lavorate e la riduzione dei margini di profitto osservata nel 2021, nonché le misure disposte dal Governo per ridurre l’impatto della crisi energetica sui redditi di famiglie e imprese”. Per il Governatore “L’aumento dei prezzi delle materie prime importate è una tassa ineludibile per il Paese. L’azione pubblica può ridistribuirne gli effetti tra famiglie, fattori di produzione, generazioni presenti e future; non può annullarne l’impatto d’insieme”.

DEBITO PUBBLICO, NON ABBASSARE GUARDIA – “Nonostante il deterioramento del quadro congiunturale, secondo le
più recenti valutazioni della Commissione europea il rapporto fra il debito e il PIL continuerà a scendere in Italia sia quest’anno, sia il prossimo. Nelle ultime settimane abbiamo però osservato un aumento del differenziale di rendimento tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, che ha ripetutamente superato, per i decennali, i 200 punti base. Questo brusco incremento non riflette improvvisi cambiamenti nelle condizioni di fondo dell’economia: la posizione netta sull’estero è robusta, i produttori italiani competono con successo sui mercati di sbocco, è contenuto nel confronto internazionale l’indebitamento delle famiglie e delle imprese. L’incremento richiama tuttavia l’attenzione sulla fragilità strutturale rappresentata dall’alto livello del debito pubblico; conferma la necessità di proseguire senza incertezze sul sentiero di graduale rafforzamento dei conti pubblici”.

ITALIA, SFIDA PNRR – “I progressi compiuti, per quanto parziali, indicano che l’economia italiana ha la possibilità di superare le debolezze che ne rallentano lo sviluppo, per interrompere il ristagno della produttività, contrastare l’effetto delle tendenze demografiche sull’offerta di lavoro, ridurre il peso del debito pubblico, salito in misura considerevole con la crisi pandemica. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) costituisce uno strumento decisivo per affrontare con successo questa sfida”, osserva Visco.

QUESTIONE MEZZOGIORNO – “Nell’ultimo decennio la mancanza di adeguate occasioni di lavoro ha spinto quasi un milione di italiani, molti dei quali con un’istruzione elevata, a trasferirsi all’estero; per converso sono in calo, e spesso con profili poco qualificati, le persone che dall’estero si stabiliscono in Italia: si avverte la carenza di coerenti politiche di pianificazione dei flussi, di formazione e di integrazione”, spiega Visco sottolineando che “la partecipazione al mercato del lavoro è tra le più basse in Europa, in particolare nel Mezzogiorno. Il tasso di attività delle donne, pari al 55 per cento in Italia a fronte di una media europea del 68 per cento, è inferiore di 18 punti percentuali a quello degli uomini. Per ridurre il divario vanno tra l’altro rimossi gli ostacoli che le madri incontrano nel rientrare nel mercato del lavoro dopo la nascita dei figli. I finanziamenti del PNRR per i servizi alla famiglia costituiscono un primo passo in questa direzione”.

“FRIEND SHORING” E RISCHIO DIVISIONI – “È in corso da tempo – prosegue il Governatore – una riflessione sugli equilibri internazionali e sul governo della globalizzazione, imposta dai gravi shock che hanno colpito in successione l’economia mondiale negli ultimi 15 anni, dalle conseguenze distributive di questo processo nei diversi paesi, nonché dai progressivi mutamenti nel peso relativo – demografico, economico e politico – delle nazioni avanzate e di quelle emergenti. La guerra in Ucraina rischia di deviare il corso di questo necessario ripensamento e riportarci verso un mondo diviso in blocchi, con minori movimenti non solo di beni, servizi e capitali finanziari, ma anche di tecnologie, idee e persone”.

La pandemia – osserva ancora – “con la forte caduta degli scambi internazionali e le strozzature nelle catene di fornitura di alcuni beni intermedi, e l’invasione russa dell’Ucraina, con le sue ripercussioni sull’approvvigionamento energetico e alimentare, potrebbero spingere verso una riorganizzazione del commercio internazionale che privilegi la tenuta dell’offerta, soprattutto nei settori strategici.

In questo assetto gli scambi potrebbero essere concentrati all’interno di aree costituite da paesi politicamente affini o uniti da accordi economici regionali”. Per questo, è “indispensabile” una “correzione di rotta che miri a coniugare i benefici della globalizzazione con politiche atte a contenerne le conseguenze negative”.

Visco cita Einaudi – “La cooperazione internazionale ha in passato sempre giovato più ai poveri che ai ricchi. Così sia anche stavolta. Ma così sarà solo se noi fermamente lo vorremo”. E ancora prima, nel pieno del secondo conflitto mondiale, Einaudi sottolineava che “gli Stati nazionali sono sempre meno influenti a fronte dello sviluppo dell’interdipendenza economica su scala planetaria” e che frontiere aperte sono artefici di prosperità, perché: “Libertà di scambi economici internazionali vuol dire pace”.