Uno “tsunami di inflazione” in arrivo: i 4 scenari che spaventano l’economia

Scenari piuttosto inquietanti arrivano dalle ultimissime analisi finanziarie internazionali. Un vero e proprio tsunami inflazionistico starebbe per abbattersi su di noi

Quando la pandemia sarà finita, tornerà la normalità, dicono. Ma il Covid ha agito come una grande distrazione di massa: ci ha deviati dalle conseguenze delle guerre commerciali di Trump con la Cina e dalle tensioni di liquidità emerse a New York lo scorso settembre quando il tasso repo (cioè il tasso di interesse associato a prestiti interbancari effettuati mediante operazioni di pronti-contro-termine) è schizzato al 10%.

Scenari piuttosto inquietanti arrivano dalle ultimissime analisi finanziarie internazionali. Un vero e proprio tsunami dell’inflazione (inflationary tsnunami in inglese) si starebbe per abbattere su tutti noi. In particolare, sono quattro i punti che gli esperti fissano.

Addio deflazione, arriva l’inflazione

Il primo è che possiamo identificare il 23 marzo come la data in cui i mercati hanno smesso di preoccuparsi della deflazione e si sono resi conto che sarebbe arrivata, violenta, l’inflazione monetaria. Quel giorno, la Fed, la banca centrale americana, ha promesso uno stimolo monetario illimitato sia per i consumatori che per le imprese, e il dollaro ha iniziato a scendere. Con un dollaro in indebolimento, la Fed rischia di perdere il controllo sui mercati dei titoli di Stato, e quindi anche sui prezzi di altre attività finanziarie.

Le tensioni di liquidità e la grave flessione dei mercati azionari che è seguita all’inizio di quest’anno prima della metà di marzo sono state “sepolte da uno tsunami di moneta” proveniente dalla banca centrale. I problemi di liquidità a seguito della crisi dei pronti contro termine dello scorso settembre e l’indice S&P 500 che è crollato di un terzo tra il 19 febbraio e il 23 marzo sono stati un chiaro segnale che il ciclo pluriennale di espansione del credito bancario aveva già raggiunto il picco. Dall’ultima crisi del credito nel 2008, le banche hanno recuperato la fiducia nei prestiti e ampliato il credito bancario, una classica fase espansiva (in Italia la situazione al 12 agosto era questa).

Banche pesantemente indebitate

Il secondo punto che preoccupa gli analisti è che stiamo entrando in questa fase di contrazione del credito con alcune banche internazionali pericolosamente indebitate. È un problema che colpisce particolarmente le banche della zona euro: Deutsche Bank, Société Generale, Credit Agricole sono tra quelle messe peggio.

Questo è piuttosto normale prima di una crisi del credito, ma mai nella misura in cui lo stiamo vivendo oggi. E a causa del Covid, questo pericolo viene ampiamente ignorato.

Terzo, è probabile che i flussi esteri in uscita dal dollaro e dalle attività in dollari continuino, o addirittura accelerino. Quarto, le flessioni nell’espansione del credito bancario portano sempre a problemi sistemici, dicono gli esperti, secondo cui saremmo di nuovo sull’orlo di una gravissima recessione, fortemente accelerata dall’emergenza sanitaria del Coronavirus.

Scenari futuri

Le banche commerciali di tutto il mondo sono massicciamente indebitate e la loro esposizione a crediti inesigibili e una crisi bancaria ciclica ne spazzeranno via molte. Non solo.

Una crisi sistemica che porta a fallimenti bancari diffusi e la loro assunzione di proprietà del settore pubblico potrebbe essere vista dall’opinione pubblica e dagli investitori come un fallimento delle politiche monetarie neo-keynesiane della banca centrale.

Una crisi bancaria più grave della crisi Lehman Brothers del 2008-2009 rappresenterebbe un trampolino di lancio verso una più ampia crisi delle attività finanziarie, portando a un ritmo crescente di perdita di potere d’acquisto per il dollaro, le cui fortune sono ora strettamente legate alla fiducia che il deficit di bilancio degli Stati Uniti continui ad essere finanziato. E dal destino del dollaro dipende il futuro di tutte le altre valute cartacee ad esso legate.

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