Bond perpetui “di guerra”: il piano di Savona per ripartire

Secondo il presidente della Consob, all'Italia “non mancano solide fondamenta reali, ma scarseggia la loro giusta considerazione”

“Bond perpetui”, come in tempo di guerra, per rispondere alla crisi economica scatenata dall’emergenza Coronavirus. È questa la proposta avanzata da Paolo Savona, presidente della Consob, nel discorso tenuto in occasione dell’annuale incontro con il mercato finanziario. Una proposta, quella delle “obbligazioni pubbliche irredimibili”, già caldeggiata da alcuni economisti come Francesco Giavazzi, ma anche dal leader della Lega, Matteo Salvini (che la vorrebbe al posto del Mes), e dall’ex premier Mario Monti.

La situazione dell’Italia secondo Savona

Savona ha assicurato che al nostro Paese “non mancano solide fondamenta reali, ma scarseggia la loro giusta considerazione”. L’Italia, insomma, “non rappresenta un problema finanziario per il resto dell’Europa e del mondo”. Ma se gli interventi per fronteggiare la crisi produttiva “si concentreranno in prevalenza sulla concessione di garanzie e di incentivi all’indebitamento delle imprese“, ha spiegato, il risultato è che “si avrà un peggioramento della loro leva finanziaria, che renderà ancora più difficile e più lenta la ripresa dell’attività produttiva”.

Oltretutto, ha poi aggiunto, se a queste spese e a quelle necessarie per assistere le famiglie in difficoltà “si provvederà con prestiti obbligazionari pubblici e crediti ottenibili dall’Ue, tutti da rimborsare”, il rapporto debito pubblico/Pil, già elevato, è destinato ad alzarsi ulteriormente. A quel punto, il rimborso del debito potrebbe essere messo in dubbio “dalle stesse istituzioni sovranazionali”.

Bond perpetui: la proposta

Sono queste le ragioni per cui, secondo il presidente della Consob, sarebbe opportuno emettere “obbligazioni pubbliche irredimibili (consols), strumento tipico delle fasi belliche, alle quali la vicenda sanitaria è stata sovente paragonata”. Tali bond, ha poi spiegato, “potrebbero riconoscere un tasso d’interesse, esonerato fiscalmente, pari al massimo dell’inflazione del 2% che la Bce si è impegnata a non superare nel medio termine”.

I cittadini italiani, dunque, dovrebbero essere invogliati a sottoscriverli non solo per il tasso di interesse vantaggioso, ma anche per “impedire che costi e vincoli possano essere imposti al Paese se non si raggiungessero i rapporti di debito pubblico/Pil nella misura concordata a livello europeo”. In pratica, ha spiegato Savona, se gli italiani non sottoscrivessero tali titoli, “concorrerebbero a determinare decisioni che, ignorando gli effetti di lungo periodo di un maggiore indebitamento pubblico, creerebbero le condizioni per una maggiore imposizione fiscale”.

Savona definisce la prospettiva dei titoli irredimibili come “una scelta dai contenuti democratici più significativi”, in quanto la loro sottoscrizione da parte dei cittadini contribuirebbe a limitare i rischi per il futuro del Paese e, di conseguenza, gli oneri per le generazioni future.

Criptomoneta pubblica

Ma quella dei “bond di guerra” non è l’unica proposta di Savona. Il numero uno della Consob ha anche rilanciato, infatti, quella di una “criptomoneta pubblica”: l’obiettivo è quello di fare in modo che il sistema dei pagamenti si muova “in modo indipendente dalla gestione del risparmio, che affluirebbe interamente sul mercato libero, cessando la simbiosi tra moneta e prodotti finanziari, affidandone la gestione in modo indipendente ai metodi messi a punto dai registri contabili decentrati e dalla Scienza dei dati”.

Nell’introdurla, l’Italia prenderebbe esempio da Paesi come la Cina e la Russia che, ha sottolineato Savona, “forti di loro autonomi protocolli, intendono realizzarla nell’intento sia di avvantaggiarsene a scopi di riequilibrio geopolitico economico, sia di proteggersi dagli effetti sgraditi, quali la perdita di controllo delle informazioni nazionali, e da quelli graditi, come l’impossessamento di quelle dei paesi concorrenti”.

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